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giovedì 26 luglio 2012

Alessandra: testare è divertente, emozionante e arrovellante!

“Attenzione, allo scadere dei sei mesi ritornerai come prima: niente più recensioni, né fotografie, né – ovvio – prodotti da testare!”

Così come in ogni storia, ci son stati un inizio (“Una delle nuove tester sarai tu” talmente inverosimile che al momento non ho recepito il messaggio!), un mentre – fatto di momenti gioiosi e momenti di sconforto, arrabbiature e risate, innamoramenti lampo e antipatie a pelle – e una fine, col passaggio di consegne ai nuovi splendidi CF Family Testers.


Mi sono divertita a trasformare le stanze di casa in set fotografici! Mi sono divertita a scrivere recensioni, a volte arrovellandomi e sentendomi una tester inadeguata, altre facendomi trasportare dai prodotti stessi! Ho accolto pacchi con saltelli di gioia scomposti, urla alla Tarzan (scusate, Andrea e Baldo), occhi fuori dalle orbite, grattamenti di testa! M’è piaciuto indagare sulle aziende produttrici e, quando è capitato, chiacchierare con loro! M’è piaciuto far parte d’un gruppo di cieffini d.o.c. e di aver condiviso con loro molte serate e molte emozioni! M’è piaciuto, e anche tanto, sentirmi parte di CF, correndo a perdifiato per consegnare il materiale da pubblicare entro le fatidiche scadenze, fino all’ultima – questa.


E così, termina la mia esperienza da Family Tester, unica, irripetibile e difficile da descrivere… se non testandola!  Forza, nuovi Family Testerssss, ora tocca a voi!!  

“E vissero tutti felici e contenti”

mercoledì 18 luglio 2012

Pomodorini? No, bonbon di sole dolci! Parola di Ale


Esterno. Un giardino di collina, su un lato una casa da cui sventolano lenzuola bianche come vele, nel centro - un po’ verso sinistra - un berceau con un tavolo con otto sedie dai mille colori. La tovaglia è imbandita, rose aperte e in bocciolo sono nel vaso, due piatti di celentani conditi di bianco, nero, verde e giallo sprigionano il loro profumo davanti ai commensali. Inizia il testing!

Breve passo indietro: settimana scorsa son giunti a casa due kit degustazione Così Com’è. Il nome dice già tutto, racconta di cura e attenzione, di qualità ed eccellenza; parla del Made in Italy, di cui noi tutti siamo orgogliosi. Datterini rossi, datterini gialli, pizzutelli... sono i nomi dei pomodorini raccolti a mano e conservati in vetro in tutta la loro freschezza e bontà.

Non vado matta per i pomodori, perciò quando ho iniziato una dieta in cui sono banditi dalla mia tavola, ero sicura di non sentirne la mancanza. Una volta a settimana, il giorno dello sgarro, mi concedo un po’ per volta gli alimenti vietati. Domenica scorsa, spinta dalla curiosità, ho assaggiato i datterini gialli al naturale. 


Questa è la ricetta (per due persone):
Tuffare 100 g di celentani in acqua bollente e salata. Mentre cuociono, preparare una dadolata di mozzarella e datterini gialli, affettare le olivelle e spezzettare le foglie di basilico. Scolare i celentani, versarli in una ciotola e unirvi gli altri ingredienti. Servire nei piatti e degustare a occhi chiusi.

Mmmm!! Questi piccoli pomodori gialli sono una bomba di gioia gustativa, sono dei bonbon di sole e zucchero e sanno regalare allegria ad ogni piatto! Che sorpresa: non solo non sapevo che esistessero, ma nemmeno immaginavo che potessero essere così pieni di sapore!

Il piatto è vuoto, mi appoggio alla spalliera e penso a quel che scriverò. Le prime parole che mi si formano in testa?  “La domenica ha l’oro in bocca e sa di buono!”


domenica 8 luglio 2012

Gli spiedini stuzzicanti di Ale con i pomodori datterini rossi, gnam!

Quando il dovere chiama, io ci sono! Soprattutto se si tratta di mangiare cibi proibiti dalla dieta! Questa sera i protagonisti sono i datterini rossi, che si esibiranno per noi nella deliziosa ricetta degli spiedini stuzzicanti.

Prendete una confezione di datterini rossi al naturale Così Com’è, del pane raffermo, una scamorza affumicata, una spirale di salsiccia piccante e olio extravergine d’oliva. Prendete pure qualche fogliolina di basilico per guarnire e un marito che cucini amorevolmente per voi.


Il marito taglierà con gesti rapidi e sicuri formaggio, pane e salsiccia in tocchetti grandi un paio di centimetri e li infilerà su spiedi di ferro, alternandoli ai pomodorini: pane, datterino, scamorza, salsiccia. E via così. Li adagerà su una teglia e irrorerà copiosamente d’olio saporito. Da cuocere per pochi minuti, sino a che il formaggio s’ammorbidisce e il pane s’indora.


Dopodichè, servire in tavola e… gnam! Non potrete fare a meno di applaudire entusiasti per la loro dolcissima performance!

The end. Fin. Fine. (Nel senso che gli spiedini finiscono e il piatto è lustro come nuovo!)

martedì 19 giugno 2012

Alessandra non stira! Ma c'è sempre una prima volta...

Mission impossible

“Stirare oh-oh! Ma chi me lo fa fare oh-oh-oh-oh!”, questa è la canzoncina che intono quando appendo soddisfatta il bucato con tecnica degna di laurea ad honorem in ingegneria domestica.

Tutto nella norma, quindi, se all’esclamazione: “Testerete i ferri da stiro della Russel Hobbs!!” il mio unico commento è stato: “O-mio-dio” e alla domanda: “Quale preferite, il modello Precision Heat o il modello Easy Fill?” la mia risposta laconica: “Quello viola, perché ha l’avvolgicavo”, in previsione di un suo lungo riposo nello stipetto.


Breve preambolo, doveroso nei confronti dell’azienda Russell Hobbs, così entusiasta nel renderci partecipi dei suoi prodotti: io non stiro. Non perché sia un’ecologista convinta (no ferro, no consumo d’energia) o robe del genere, piuttosto perché anche solo immaginarmi con un ferro in mano nell’atto di… mi riempio di bolle! Malattia congenita? È probabile che sia rimasta scioccata a vita dalle donne di famiglia, che sparivano in lavanderia e ne riemergevano dopo ore grondanti di sudore e con occhi vorticosi. O, semplicemente, non comprendo come si possa passar del tempo in questa attività, quando basta una buona combinazione di sole e brezza e un po’ di carne attorno alle ossa per stirare naturalmente i panni ;-)


Ma qui, nonostante sia una fervida sostenitrice del movimento grunge e una cultrice dell’effetto stropicciato, sono prima di tutto una tester e stirare mi tocca. Ho fatto le cose per bene: spazio in lavanderia, mini asse da stiro in posizione, libretto delle istruzioni letto almeno tre volte e panni da stirare pronti da qualche mese (gli unici che - a volte - stiriamo sono federe colorate, tovaglioli, tovaglie e pantaloni di lino).

Tolgo adesivi e cartoncini di protezione, rivolgo a testa in giù il ferro, pigio l’apposito bottone e riempio il serbatoio d’acqua: per gli arruffamenti vecchi è meglio usare il vapore. Inserisco la spina e… via con le danze! Senz’acqua il mio violetto è leggero come un ballerino, con la pancia piena invece è bel pesante; ma scorre bene sui tessuti e la sua piastra bella grande copre in poco tempo tutta la superficie da stirare. La funzione vapore aiuta molto a sedare le pieghe bizzose, anche se il cotone pesante non si fa convincere facilmente (qualche ombra di spiegazzatura è rimasta). Fatto, ho stirato una mini pila di panni vecchi di mesi! E sono ancora viva :-)


Morale? Non so con precisione se sia meglio o peggio di altri ferri da stiro: non ho molti termini di paragone, perché fino ad ora ho usato sempre e solo il mio fido piccoletto da viaggio, raramente il ferro a caldaia regalatoci per il matrimonio (che m’incute un po’ di timore ed è ingombrante al massimo), senza prestare molta attenzione al risultato. Però sono soddisfatta: è un ferro grande ma compatto, il cavo lungo tre metri si avvolge sereno attorno ai fianchi e si blocca in un piccolo gancetto viola, è facile da usare (ha una manopola per la temperatura, due pulsanti per lo sbuffo di vapore e lo spruzzo d’acqua, una leva per la funzione con o senza vapore, un pulsante per aprire il serbatoio posteriore e una spia rossa che avvisa se l’apparecchio funziona e s’è scaldato a dovere). E a provarlo mi son divertita: incredibile, ma vero!


venerdì 15 giugno 2012

Ale alle prese con le pulizie: Spontex aiuta anche Cenerentola!

Alessandrontola (= Alessandra + Brontola)

Quella di Cenerentola non è mai stata la mia favola preferita.
Mentre mi accingo a testare i prodotti Spontex, mi accorgo di sentirmi proprio come lei: infelice e alle prese con lo sporco subdolo – quello che c’è ma non lo vedi (per lo meno, io non lo vedo!) - e con tutti quei compiti che il mio lato ribelle si rifiuta di riconoscere. Armata di guanti al tè bianco, spugne abrasive, panni in microfibre e contenitori per alimenti, mi addentro nella selva oscura dei mestieri di casa e… rischio di perdermi all’istante!

Come succede nei migliori racconti popolari, mi viene in aiuto un’anima buona: il riccio Ernie, testimonial pubblicitario, che mi accompagna pagina dopo pagina alla scoperta del sito Spontex. Accidenti, ma quante cose fanno qui?! Cura delle stoviglie, delle superfici e dei pavimenti, protezione delle mani, soluzioni domestiche e in più cura della persona. Uso le spugne Spontex da sempre, ma non avevo idea che si occupassero di tutto ciò che riguarda il ”dietro le quinte” del benessere di casa!
In poche parole, Ernie batte topini canterini con ben 13 tipi diversi di abrasive, 7 di microfibre, 2 di panni e 5 di pannispugna per superfici, 13 di guanti, 3 di panni per pavimenti, 1 set lavapavimenti con 2 tipi di “fiocchi”, 4 di contenitori alimentari, 8 di spugne corpo e 1 borsa dell’acqua calda. Tiè!


Mentre mi accingo a testare i prodotti Spontex, dicevo, mi accorgo definitivamente di avere l’indole della principessa: per me le impronte di calcare sull’anta della doccia sono un semplice elemento decorativo guttiforme, lavar piatti e stoviglie a mano un passatempo incontemplabile, cucinare e riordinare uno strazio! Il fatto è che quando mi tocca affrontare gl’ingrati compiti, lo faccio con scarsa convinzione e totale disattenzione, perciò mi chiedo: come posso confrontare e valutare questi prodotti da perfetta tester, obiettiva e impavida? 

Per ora posso solo dire che ho usato la parte verde in microfibra della spugna Zero Graffi sull’acciaio, il legno e il laminato lucido della mia cucina e funziona mantenendo la sua promessa; che i guanti Mani Cure, di cui apprezzo il profumo delicato e il color verde acqua, sono confortevoli, non troppo spessi e con una buona presa (peccato siano troppo grandi per le mie manine); che ho trovato il panno Microfibre Anticalcare piacevolmente soffice e molto assorbente; e che mi piacciono molto i contenitori per alimenti, perché la chiusura ermetica è garantita dai fermagli sui coperchi, quelli rettangolari stanno comodamente l’uno dentro l’altro, le posate di quello rotondo son piccole e comode (peccato non ci sia lo spazio per incastrarle sul tappo del contenitore!) e la valvola del sottovuoto fa un fischio simpaticissimo.

Non basta vero? Mi devo applicare di più, me ne rendo conto; forse dovrei frequentare un corso di economia domestica… Oppure  potrei fare come Cenerentola e provare scarpe in vista della festa di settimana prossima ;-)

martedì 5 giugno 2012

Ale, la very Fifties housewife con KitchenAid!

Fifties in U.S.A.               

Huston, c’è un problema… È da settimane che mi scervello su cosa poter cucinare col mio KitchenAid. Curioso in internet, faccio domande indiscrete ad amici e conoscenti, cerco di comprendere quale sia il motivo per cui questo piccolo elettrodomestico ha avuto tanto successo a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso. In fin dei conti cosa fa? Frulla, cioè agita, sbatte una sostanza semiliquida, emulsiona; e trita, sminuzza cibi, rende liquidi i solidi. Li fonde, insomma. Ah, ecco.

Ho capito che per capire devo immedesimarmi nella vera protagonista della cucina americana dei tempi d’oro: la very Fifties housewife, capelli cotonati, grembiulino a balze, sorriso stampato e bicchierino di cherry a portata di mano (ottimo anticrisi). Scelgo con cura le ricette più americane che mi vengono in mente e, con gioia, scopro di poter allestire una cenetta stelle e strisce con poca fatica e ottima resa: il menù prevede hamburger e milkshake alla fragola e, per dolce, una fetta di NY cheesecake!


Innanzi tutto la torta, è la più lunga e complicata da preparare: è una torta a strati e ciascuno ha ingredienti diversi. Il primo strato è il fondo: sminuzzo finemente i biscotti Digestive e lo zucchero di canna nel blender (PULSE + TRITURARE); fondo il burro in un pentolino, lo aggiungo e amalgamo bene il tutto (MISCELARE); poi verso il composto  sul fondo e sui lati della tortiera foderata di cartaforno; una livellatina col dorso del cucchiaio e il primo è fatto! Di filato nel frigorifero.

Secondo strato: la crema! Accendo il forno a 180° C e, mentre aspetto che si scaldi, butto le uova, la vanillina e lo zucchero nel blender e amalgamo (SCIOGLIERE); aggiungo il Philadelphia, il succo di metà limone, la maizena, due pizzichi di sale e la panna, continuando ad amalgamare tutto insieme (MISCELARE). Tolgo dal frigorifero la tortiera, ci verso la crema, livello col solito dorso di cucchiaio, assaggio ciò che è rimasto sul cucchiaio (mmmmm, bontà!) e inforno per 30’. Quando il timer suona, abbasso la temperatura a 160° C e proseguo la cottura per altri 30’. In casa si diffonde un meraviglioso profumo di torta, il mio preferito! Intanto preparo il terzo strato,  la copertura: mischio la panna acida con due cucchiai di zucchero e una bustina di vanillina (MISCELARE) e, quando il cheesecake è pronto, la verso e spalmo sulla superficie (sempre col famoso e goloso cucchiaio). Quindi, di nuovo nel frigorifero fino all’ora di cena. Per completare, il quarto strato: la salsa di fragole! Frullo le fragole con zucchero e succo di limone (PULSE + FRULLARE), ed è subito fatto.


Ora si passa al piatto forte, l’hamburger. Semplicemente trito i pezzi di filetto di manzo (PULSE + TRITURARE), finché la carne è completamente sminuzzata; ne faccio due polpette che poi appiattisco in dischi piuttosto spessi. Il profumo di carne tritata è inebriante, mi ricorda i muri ricoperti di marmo del macellaio da cui andavamo quand’ero piccola. Una passata sulla griglia e lo adagio sulle foglie d’insalata, con qualche anello di cipolla fritta di contorno. Giusto il tempo di uscire dal pericolo ustione, e son pronti pure i milkshake alla fragola: tre palline di gelato e mezzo bicchiere di latte per Andrea (SCIOGLIERE) e ghiaccio tritato (TRITAGHIAGGIO) e tre palline di gelato per me (SCIOGLIERE). Ops, il gelato col ghiaccio non si scioglie, anzi, si rapprende! Decido di versare mezzo bicchiere di acqua tiepida e tutto si risolve.

E ora si mangia! Ma con attenzione, perché il testing non è ancora ultimato: gli hamburger sono buonissimi e dalla giusta consistenza – morbida e compatta, senza essere “gnucca”; ci piacciono tanto e sicuramente li rifaremo. Il milkshake, quello vero, ad Andrea è piaciuto molto, tanto che se n’è preparato un altro bicchiere, ma il mio era tristissimo, sapeva di fragole annacquate e non sorrideva per niente. E la NY cheesecake? Buonissima, pesantissima ed energetica al massimo: una fetta equivale a un pieno di carburante!

Risultato: ottima resa, ma non proprio poca fatica.  Per questa cenetta made in U.S.A. ho lavato il blender ben sei volte, ad ogni cambio di ingredienti. Troppo, troppissimo per i miei gusti. Sospiro, slego il grembiulino a balze e mi siedo al tavolo scuotendo la testa cotonata. Ancora non capisco…

Ingredienti della New York Cheesecake*
250 g di biscotti Digestive, 150 g di burro, 2 cucchiai di zucchero di cann, 20 g di maizena, 1 ½ limone spremuto, 100 ml di panna fresca, 600 g di formaggio Philadelphia, 2 uova intere, 1 tuorlo d’uovo, , 2 bustine di vanillina, 200 ml di panna acida, 1 cucchiaio di zucchero a velo, 1 cestino di fragole, 3 cucchiai di zucchero

* La ricetta è di Giallo Zafferano, che suggerisce di tagliare la cheesecake come fanno a New York, col "dental floss", cioè con il filo interdentale.

Ingredienti per gli hamburger: 500 g di filetto di manzo
Ingredienti per il milkshake alla fragola: 250 g di gelato alla fragola ½ bicchiere di latte

lunedì 28 maggio 2012

Nivea Visage pure&natural: un segreto di famiglia

Amore a prima vista

Ho davanti a me la crema Nivea Visage pure & natural per pelli secche e sensibili, che mia figlia Alessandra mi ha portato da testare. Eh già: la mia pelle corrisponde in pieno. Aggiungiamoci l’età non più verde e il quadro risulterà completo. 
La confezione in cartoncino bianco è essenziale, su ogni lato sono scritte le notizie che riguardano il prodotto; il vasetto è in vetro. Bene ora lo apro e annuso (con cautela perché non amo le profumazioni troppo forti). Sorpresa! Questa crema sa di buono, di fresco, con un leggero sentore di camomilla che fa pensare ai prati. Beh! di solito non sono così sdolcinata ma, il primo impatto è stato positivo. 



Poi la spalmo sul viso e decolleté e, mentre viene assorbita, continua la sensazione di fresco e poi… poi la pelle cambia! A vista d’occhio! E, per essere sicura, inforco gli occhiali e mi scruto in uno specchio che ingrandisce cinque volte (sì, ogni tanto, noi donne ci vogliamo male). Tutto vero! Dopo qualche giorno la mia pelle è più elastica ma, soprattutto, è più compatta. Del cambiamento si sono accorte le mie amiche, le mie figlie e, perfino, mio marito (il che non è poco!). Prodotto ottimo!!!!

Dopo la cura!


venerdì 25 maggio 2012

Alessandra: La Bella Addormentata sul P FOAM


È arrivato! Lui è arrivato a casa nostra e io non ero lì ad accoglierlo. Ci hanno pensato Andrea (il marito) e Franco (l’autista) a farlo accomodare, mentre Baldo (il cane) l’annusava incuriosito saltellandogli intorno. Solo dopo trentasei ore gli ho prestato tutta la mia attenzione e, lo dico con estremo candore, tra di noi c’è stato subito feeling. Che sia un tipo davvero speciale, lo si capisce già dal nome: P FOAM 4000.

Ma come ogni storia d’amore, va raccontata dall’inizio, e il nostro inizio è stata una telefonata. Una mattina di marzo mi chiama Maria Luisa della ditta Formenti, per chiedere i miei gusti (le molle no!) e le mie abitudini (dormire finché posso!). Gliene parlo e intanto scopro mille sfumature sul mondo dei materassi: le nuove molle sono rivestite una ad una e collocate nei “posti giusti” all’interno dell’imbottitura; il lattice è un materiale d’origine vegetale e totalmente eco, ma col vizio di scaldare e trattenere l’umidità: ecco perché viene proposto bialveolato, cioè con fori passanti per dissiparla e allontanare il rischio di muffe; il P FOAM, invece, è una gomma traspirante e termosensibile, anallergica e antibatterica, elastica  - quindi ergonomica - e indeformabile. Pare che sia nato per agevolare il meraviglioso lavoro degli astronauti, e che i suoi miliardi di cellule aperte di forma sferica siano talmente intelligenti da adattarsi alla temperatura e al peso del corpo, spostandosi, risistemandosi e modellandosi secondo i suoi contorni esatti. 


Sospiro. Come si fa a non innamorarsi di lui? Che ti accompagna a un passo dalle stelle coccolandoti nel sonno? E infatti io, che a dodici anni sognavo di testare materassi, che ho da sempre invidiato la gran fortuna di Aurora e che ritengo il momento più bello della giornata la sera (perché si va a dormire), me ne sono innamorata perdutamente.

E finalmente arriva l’ora della nanna, io e il mio pigiama c’infiliamo sotto il piumino e testiamo. Meravigliosa sensazione di dormire su una nuvola! Davvero mi accompagna in tutti i movimenti, anche quando provo a “nuotare” e “volare”! E' un tipo morbido e al contempo robusto, e mi abbandono alla sua presa saldamente gentile e pian piano m’addormento sorridendo.Sopraggiunge il mattino, sempre troppo presto, e con gran dispiacere me ne devo andare. Mi siedo, mi stiro allungando le braccia sopra la testa e mi blocco: ehi, caspita, non ho più alcun indolenzimento alle spalle! P FOAM ti amo.

P.S. Aurora, sai che ti dico? Sono io la nuova bella addormentata nel bosco e non ho intenzione di svegliarmi nemmeno col bacio del principe :P


lunedì 14 maggio 2012

Alessandra: piccoli passi alla conquista di Alcatel One Touch Dream


Nei panni di una ventenne

L’ho detto e l’ho fatto. O perlomeno ci ho provato, a cambiare prospettiva: per testare al meglio il mio Alcatel One Touch Duet Dream ho bisogno d’identificarmi nel target di riferimento. Decido, quindi, di mettermi nei panni di una giovane donna tra i venti e i trent’anni, alla moda, con tanti amici e tecnologicamente sveglia. Sarà una passeggiata!


Col primo passo mi appropinquo. Complici ignare del mio testing sono le compagne del lungo viaggio intrapreso quest’anno: come se nulla fosse, estraggo il mio Dream dalla custodia bianca, apro il flip per accenderlo di luce propria e osservo le reazioni. Inizialmente sono molto positive: “Che carino!”, “Ma si illumina!”, “Si può cambiare il disegno?”.  Lo riconoscono subito e soprattutto apprezzano la dualsim; poi, trovano qualche pecca: non è  touch screen*, non è smart phone, la forma è inusuale e scomoda…

Il secondo passo mi porta in un negozio di telefonia. Grande rivoluzione, ho deciso di cambiare il piano tariffario per poter accedere alle funzioni internet: mai come in questo periodo di lontananza dal mio modem, infatti, mi accorgo di quanto mi manchi la connessione facile al web. Provo subito tutto quanto: entrando in  Opera Mini trovo già salvate alcune pagine (Google, Gmail, Google news, My Opera, Facebook, Il Corriere, Opera Mobile Store) e posso aggiungerne di nuove  – fatto! La funzione Wap, invece, è una specie di scorciatoia per raggiungere i segnalibri, l’ultimo indirizzo, le pagine recenti, le pagine offline  – fatto! L’E-mail dovrebbe consentirmi di ricevere e inviare direttamente la posta elettronica impostando il mio account – fatto, ma devo aver sbagliato qualcosa perché è perennemente vuoto…

Cliccando sull’icona di Java accedo alle sue impostazioni: “Evviva, finalmente i giochi!” penso, e invece trovo Facebook (di nuovo), mTweet e Parlingo – non fatto! Entro in News, che mi par di capire sia una specie di archivio di ultime notizie dal web (mai utilizzato nemmeno sul pc, ergo…) – non fatto! Oh, poi provo il Meteo, una funzione molto carina con cui posso controllare se dalle mie parti nei prossimi giorni nevicherà – fatto, ma… scopro che per connettersi utilizza il browser AccuWeather.com che non rientra nel mio piano tariffario (ohi, ohi)!

Poi incontro per la terza volta Facebook e se vi accedo un messaggio mi avverte che: “Questa applicazione basata su rete, gratuita per Alcatel, potrebbe causare l’addebito sia di costi di rete del flusso dati per la fornitura del servizio che di spese aggiuntive in caso di uso in roaming. Avviare l’applicazione comunque?” – non fatto! Ritrovo mTweet (stesso messaggio di prima) – non fatto! – e Miei amici (idem) – non fatto!
Curiosando tra le altre funzioni, scopro per caso che entrando in Servizi posso accedere in Mio One Touch (wap. my-onetouch.com), che mi dice: “Siamo spiacenti, ma non ci sono giochi per il tuo cellulare. Se stai usando un browser web, prova a connetterti con il tuo browser WAP.”  Grrr


Il terzo passo è più che altro un tuffo nel web, per gustarmi gli aggiornamenti dei miei blog preferiti e per tenermi in contatto con gli amici di Facebook (passando da Opera, senza fermarmi all’applicazione diretta!). Il telefono prende bene, a volte devo ritentare la connessione, ma nel complesso mi pare piuttosto veloce. Lo schermo è ampio e le pagine, ingrandite con lo zoom, si leggono chiaramente. Invece del mouse utilizzo il tasto direzionale come un cursore e mi sposto velocemente sulle pagine pigiando i tasti 2 (su), 8 (giù), 6 (destra) e 4 (sinistra).  Mi guardo attorno nel vagone del treno e penso che ho scoperto l’ingrediente segreto della nuova gioventù: la connessione internet in tasca, fonte di sorrisi, arrabbiature, spalle e colli d’avvoltoio, dita frenetiche su mini tastiere cliccanti o virtuali, sguardo vitreo, bubble zone impermeabile! Mi sto mimetizzando! Mi sto identificando!

Il quarto passo, ahimè, mi riporta spedito alla cruda realtà: dopo tutto questo testare, un sms mi avvisa che il mio credito è insufficiente per effettuare l’operazione richiesta. Ma come, son sicura di aver chiuso tutte le applicazioni, soprattutto le extra wap! Riapro e ricontrollo di aver spento ogni possibile connessione. Niente da fare, un altro sms m’avverte dello stesso problema. Ma io non ho più richiesto nessuna operazione! Il nuovo piano tariffario mi permette di navigare per ben 500 MB e dubito fortemente di averli già evaporati in dieci minuti. Per essere sicura, controllo quanto credito m’è rimasto (poco, ma esiste) e quanti MB di connessione mi rimangono (tantissimi). C’è qualcosa che non va. Beeep! Altro identico messaggio. E un altro. E un altro!
Il quinto passo? Tolgo la sim dal Dream e la ricolloco nel vecchio telefono. Tutto torna nella norma: nessun messaggio intimidatorio. Ma un borbottio ostile di sottofondo: cosa credevo?, son nata agli inizi degli anni Settanta, non ho mai giocato ai videogiochi, sono una preistorica convinta che l’evoluzione tecnologica raggiunga il massimo con la scoperta della siderurgia! Non c’è speranza per me, o per lo meno non in tempi così brevi: ho un gap di qualche millennio da recuperare…

* Ho scoperto che il mondo è diviso in due, da una parte gli amanti del touch screen e dall’altra gli adoratori della tastiera qwerty. A me non dispiace nemmeno la cara vecchia tastiera “ridotta”.

Aggiornamento: dopo un paio di settimane ho ripreso in mano la situazione, ricollocando la sim nel Dream. Il solito messaggio continua ad assillarmi, come un disco rotto che ogni tanto s’inceppa (in media sei o sette volte al dì). Ma l’altro giorno me ne sono arrivati centodieci, praticamente uno ogni quattro/cinque minuti! Per la quiete mentale dell’intera famiglia, ho deciso di chiamare l’assistenza Alcatel. Dopo qualche minuto di musica e il tentativo di trovare un linguaggio comune tra il mio italiano e lo spagnolo italianizzato dell’operatore, mi viene assicurato che, se aggiorno il telefono, questo problema sparirà. Ma come faccio ad aggiornare il Dream? Si scarica il programma dal sito dell’Alcatel. Non lo trovo! Perché bisogna cercarlo non nella versione italiana del sito, ma in quella globale, cosmopolita (eh, siamo nel 2012!). Trovato, scaricato, salutato e ringraziato l’operatore. Avvio l’aggiornamento: ATTENZIONE! prima di iniziare l’aggiornamento salvate tutti i vostri file e le vostre informazioni personali con l’aiuto del Pc Suite Alcatel: l’aggiornamento riporterà il vostro telefono in configurazione standard (parametri default di uscita dalla fabbrica) e cancellerà tutti i dati personali archiviati sul telefono! Mi metto a piangere?

mercoledì 9 maggio 2012

Alessandra e il dolce richiamo dei prodotti Saclà


 





Mai testing fu più celere! Talmente celere, da riuscire a malapena a fotografare i prodotti! I pochi sopravvissuti occhieggiano dalla cima della dispensa, cantandomi con voci soavi (novelle sirene): “Mangiaci! Perché indugi? Assaporaci!”



 




Lo so, sul sito della Saclà ci sono interessanti e golose ricette per esaltare il sapore di pranzetti, cenette e aperitivi perfetti. Ma io ho ceduto al loro richiamo e li ho gustati così, nudi e crudi: le verdure e il pollo tuffati in una bacinella di riso bianco e freddo;  i pomodori al forno direttamente sul pane croccante; il sugo di pomodoro e basilico leggermente riscaldato ad arrossare i fusilli; i peperoni grigliati a colorare di gusto l’insalata tristanzuola. Che bontà!

Se dovessi fare una classifica, scegliere sarebbe arduo; forse, darei la medaglia di bronzo al sugo rosso, che sa di casa ed è perfetto di domenica, quando finalmente il pranzo è una festa per gli occhi e il palato; la medaglia d’argento pari merito ai peperoni, col loro profumo e aroma di aglio, e l’insalata di pollo, delicata, fresca e diversa dalle solite; la medaglia d’oro ai pomodori, perché sposati alle olivelle nere soddisfano ogni papilla gustativa e acquietano il nervosismo quotidiano (ehm). Tutti e quattro sul podio dei vincitori e non poteva essere diversamente, dal momento che dei ventiquattro barattoli ne sono rimasti solo sette (pieni)!

Pensare che, appena arrivati, mi son chiesta: “E quando mai li finiremo?” Per fortuna la Saclà ci ha regalato anche quindici buoni sconto per acquistare online altri rifornimenti!

giovedì 3 maggio 2012

Alessandra e le lenzuola Zenoni&Colombi: sapore amarcord

A m’arcord


Oggi è domenica, si cambiano stoffe e colori al letto. Tolgo i cerchietti verdi e apro la busta di plastica zippata che custodisce la parure Zenoni & Colombi. Due lenzuoli e due federe di cotone pelleovo color champagne. Il colore mi piace, è neutro e chiaro, e pure la consistenza: al primo tocco curioso m’erano sembrati estremamente morbidi e fini, in realtà si sentono con le dita la trama e l’ordito del tessuto. Questa cosa mi piace, prediligo le stoffe di carattere che al tatto sanno dirmi qualcosa, stoffe che trattengono le sensazioni e non le fanno scivolar via.

Entrambi i lenzuoli sono privi di angoli ed enormi. Il sotto è perfettamente liscio, senza decorazioni, ma con due orli più alti alle estremità corte, quelle verso la testa e i piedi del letto – facile non sbagliarsi. Il sopra è decorato con una doppia cornice di cerchietti a jour, molto semplice, che abbellisce il lato superiore , quello del risvolto. E – stupore! – non c’è un fronte e un retro, il lenzuolo è identico su entrambi i lati, compresa la piccola cifra ZC ricamata nell’angolino. E il cotone è talmente fine – fine, ma consistente – che si vede bene la resa dell’angolo e mi rendo conto che è stato eseguito con perizia sartoriale.Le federe sono vezzosamente ornate da balze che contornano tutti e quattro i lati e dallo stesso ricamo a jour, compreso di cifra ZC.

Non c’è molto altro da dire, sono belle e mi regalano una sensazione inaspettata, che riconosco come una dolce nostalgia. Ero scettica riguardo al testering di questo prodotto. Pensavo e dicevo: “Che ci sarà mai da fare? Ci vesto il letto, ci dormo, poi le lavo e le ritiro finché non arriva di nuovo il loro turno. Cosa possono darmi di più delle lenzuola?” E invece m’hanno dato molto: mentre le stendo e con la mano liscio le pieghe, torno bambina, col viso in su ad ascoltare la madre e la nonna che discutono sulla qualità del tessuto e dei ricami e sull’accuratezza nel confezionare l’intera parure.Solitamente mi basta che le lenzuola siano comode da usare, del colore e della stoffa giusta. Ma so riconoscere il bello, l’attenzione per i dettagli, la cura artigianale, perché mia nonna – sarta per tutta la vita, vissuta in mezzo alla raffinatezza delle famiglie nobili e degli atelier milanesi – deve avermi in qualche modo trasmesso la consapevolezza della qualità superiore.


E questo prodotto – così bello nella sua classicità intramontabile, da andar d’accordo coi pois più scanzonati – indubbiamente è di qualità superiore.

martedì 27 marzo 2012

Alessandra e il Blenderosaurus KitchenAid

“I don’t care what you call it, it’s the best kitchen aid I’ve ever had!”

Ommamma! Ma allora è vero?! Dovrò testare un frullatore KitchenAid! Salti di gioia scomposti: avere un KitchenAid è un sogno vero e proprio, l’ho ammirato in vari colori e sfumature in bella mostra nelle cucine di vetrine, riviste, blog e siti d’arredamento e ora sarà nella MIA :-)

Appena ho tra le mani il mio blender (quanto mi piace chiamarlo all’inglese!), gli trovo un posticino dove possa spiccare. A toglierlo dalla scatola faccio fatica: è pesante ben 4,5 Kg e alto più di 38 cm!
La base è in metallo pressofuso e la caraffa in vetro temprato (per resistere meglio!), il collare di blocco in plastica con le lame in acciaio inossidabile (per miscelare meglio!), il coperchio in gomma con tappo dosatore trasparente (per aderire meglio!). E, gran cosa, il pannello comandi è integrato nella base senza fessure né scanalature (per pulirlo meglio!).


Il motore è potente, trita addirittura il ghiaccio e gli alimenti congelati, ma si comporta come un diesel: lento in partenza e rapido e costante in accelerazione, per miscelare i cibi perfettamente e in maniera omogenea. Sulla confezione, una ricostruzione grafica molto illuminante, spiega come: le lame, disposte due in su e due in giù a quattro diverse altezze – mai visto prima – scatenano ben due movimenti opposti, un vortice centrale che sale stretto e in senso antiorario, e uno esterno che sale lasco in senso orario fino in cima, per poi ricadere verso il centro. Sono molto colpita: altro che piccolo elettrodomestico! Io, nota non-chef che fino ad ora ha solo usato una volta sì e cento no un frullatore a immersione, credo che il nome Blenderosaurus gli sia dovuto ;-)

Do un’occhiata veloce al sito internet e scopro come l’azienda sia profondamente legata al mondo femminile: è una donna, Josephine Garis Cochrane, a brevettare la prima lavastoviglie nel 1886, adattandola poi all’uso domestico; è sempre una donna a inventare il nome del marchio nel 1919, quando, testando la prima impastatrice elettronica, esclamò: “Non m’importa come lo chiamate, è il miglior aiuto in cucina che io abbia mai avuto!”; è ancora una donna, la designer di fama mondiale Egmont Arens, a progettare nel 1936 i modelli più eleganti, tra cui il mitico K (a cui s’ispira l’impastatrice di oggi); ed è alle donne che si rivolge l’azienda dal 2001 con l’edizione speciale color rosa pallido dei suoi piccoli elettrodomestici, devolvendo parte del ricavato a fondazioni e associazioni impegnate nella lotta contro il cancro al seno.

Mi piace, e mi piace come KitchenAid descrive se stessa, un’impresa che “si spinge oltre l’unione perfetta tra design e tecnologia, incarnando un’arte di vivere fatta di piacere, condivisione e, soprattutto, passione”.
Se Andrea apprezza l’aspetto tecnologico, io ne ammiro la forma: effettivamente, conosco il blender KitchenAid solo come oggetto di design e non come strumento culinario. Ora che ci penso, la cosa mi preoccupa un po’, perché Andrea, ottimo cuoco, persegue la sua tradizione gastronomica veneto-emiliana del “fatto a mano” e storce il naso davanti a tutto ciò che possiede un cavo elettrico; e io, be’, io sono una frana in cucina! Forse, testandolo, è la volta buona che incomincio ad apprezzare quell’aspetto della vita che passa attraverso piatti, pentole e frullatori :-)


lunedì 5 marzo 2012

Una domenica con Nivea e l'olio di argan: Alessandra non è più... secca!

Tra tutti i prodotti che pensavo di testare, le creme proprio non m’erano venute in mente! Ma ne sono felicissima, perché sono sempre alla ricerca della “formula magica” che possa ridare un po’ di verve alla mia pelle. Non specificherò quale parte del mio corpo vorrei che risplendesse di morbidezza e freschezza, né la fotograferò, ovviamente: una signora non ammette mai di avere un difetto, nemmeno se lampante ;-)

Domenica è il giorno giusto per testare le creme della nuova linea Pure & Natural di Nivea Visage: la neve stringe la casa nel suo abbraccio invernale e non ho alcun desiderio di mettere il naso fuori dalla porta; anzi, oggi ho deciso di coccolarmi. Avviso i miei “uomini” che il bagno è assolutamente off limits per un tempo non ben definito: vietato entrare finché non riemergo col sorriso sulle labbra!


Chiudo la porta, apro l’acqua nella vasca e, mentre aspetto che si riempia, mi dedico completamente alle mie nuove creme. Inizio col latte detergente con olio di argan e aloe vera, apro il flacone e ne verso un pochino sulla mano. Non ne sento con precisione il profumo (ho il naso tappato), ma mi sembra un punto a suo favore: solitamente trovo che i prodotti Nivea abbiano un odore talmente dolce e pungente, da infrangere il muro del raffreddore! La consistenza è leggera ma densa, la stendo sul viso, massaggio e risciacquo. Ehi, ma la pelle è già diversa! Non scherzo, sembra già più compatta…

Con un bel sorriso e molta fiducia, apro il barattolo della crema antirughe giorno; ho deciso che la userò per le mie righe d’espressione (“Vorrai mica chiamarle rughe?” dice con amore la mamma); ho notato, ahimè, che impiegano qualche secondo in più a rilassarsi rispetto agli anni scorsi. A base di olio di argan e di estratto di bardana, odore lieve, consistenza corposa, promette di compiere la sua magia se usata quotidianamente. Giuro che lo farò, anche a costo di perdere il treno al mattino!


Quindi, è la volta della crema idratante per la mia pelle “normale”, un gel bianco, fresco e consistente; ne metto poco, massaggio e noto subito che non “imburra” la pelle. Ottimo :-)

Il bagno è pronto; m’immergo nell’acqua calda, mi rilasso e penso all’olio di argan. La prima volta che l’ho incontrato è stato tre estati fa, ad Agadir in Marocco; abbiamo visitato un’azienda formata solo da donne e, come ricordo, ho portato con me un nocciolo, ancora perfettamente conservato e lucido. La guida ci raccontava che la pianta da cui si produce l’olio cresce proprio in quella regione desertica del Marocco meridionale, vicino all’Oceano Atlantico, e che le sue proprietà son conosciute da millenni. Un oro liquido e trasparente, ricco solo di sostanze benefiche e preziose per la salute (e la bellezza) della pelle.

A fine bagno, testo la crema corpo per pelli molto secche agli oli di argan e jojoba sulle estremità inferiori (Le Secchissime): si stende fluidamente, senza ingrassare; il bello è che, nel frattempo, incremo anche le mani (Le Altre Secchissime). Soddisfatta del testering domenicale, infilo la tuta e torno nel mondo.
Mentre preparo una tazza calda di tè, sento Andrea che bisbiglia nell’orecchio di Baldo: “Le creme funzionano: sorride!”


P.S. Il mattino seguente, mi accorgo con stupore che la pelle del viso, delle gambe e delle mani è ANCORA morbida ed elastica! Non mi era mai successo… Chissà che risultati con l’antirughe e la rassodante!

Alessandra, le rughe e Nivea: storie di cianfrusaglie

Il testing mette a dura prova. Pone di fronte a degli aspetti di se stessi che mai, mai!, si potevano immaginare. Come l’altra sera, quando – in piedi davanti allo specchio – ho realizzato che il mio viso è come una soffitta piena di cianfrusaglie. Fieri cipigli impigliati tra le sopracciglia, perplessità parallele abbandonate sulla fronte, parentesi tonde incastrate ai lati della bocca, ventagli sorridenti appesi agli angoli degli occhi e – orrore orrore – righe pensierose che s’irradiano come punti esclamativi sul labbro superiore…

L’ammetto, sono miope-fortemente-miope-quasi-talpa, quindi i miei occhi nudi (privi di lenti correttive) sono più efficaci di un microscopio ultimo modello. La madre dice che le mie sono "righe d’espressione" e non rughe di vecchiaia, e che la mia spessa pelle ereditata dal padre sarà la mia salvezza. Assieme all’uso costante di creme antirughe da spalmare quotidianamente sul mio visino, “Perché ormai È ORA”.


Per tutti questi motivi – testing, soffitta, madre, spavento – mi accingo a provare sulla mia pelle (è il caso di dirlo) le creme antirughe di Nivea Visage: appena sveglia la Giorno sul contorno occhi e bocca, prima dell’idratante; e all’ora di andare a dormire la Notte, quella che spicca fra tutte per il suo tappo blu.
“Usata quotidianamente,la Crema Antirughe Pure & Natural garantisce un’efficace azione antirughe” dice Nivea, perché “stimola la naturale produzione di collagene della pelle grazie all’estratto di bardana, riempie le rughe dall’interno, dona alla pelle un aspetto più giovane”. Proprio quel che fa per me.

Noto che sulla confezione è riportata pure una linea del tempo. Incuriosita guardo meglio: si tratta dell’età consigliata per incominciare a usare l’antirughe, i 30 anni! Questa accortezza mi piace per due motivi: è un’indicazione utile per chiunque voglia prendersi cura di sé e, soprattutto, ho superato i trenta da un pezzo, quindi sono in ritardo rispetto alla media nazionale (tiè)!

Stasera ne ho già spalmata una dose cospicua, massaggiando e picchiettando con dovizia le “cianfrusaglie”; forse ho esagerato un pochino, ho steso la crema come se volessi proteggermi con uno scudo chiodato dal passaggio beffardo del tempo – ma, nonostante questo, si è assorbita parecchio, lasciando la pelle piacevolmente vellutata.
In poche parole, mi affido all’olio di argan e all’estratto di bardana, aspettando fiduciosa che facciano effetto.

Continua…

lunedì 13 febbraio 2012

Alessandra inizia a provare Alcatel One Touch Duet Dream: mmm...

C’è un p@cco per me!

Che emozione… Fino a pochi giorni fa leggevo le recensioni dei primi tester, mi sono commossa ai loro “addii” e ora tocca a me! Promessa: sarò una tester imparziale, ammansirò i miei entusiasmi, annienterò i miei preconcetti personali e imparerò a fotografare!


È arrivato! Il primo pacco di CasaFacile’s Family Tester è arrivato a casa nostra!
Svelta apro il sacchetto giallo del corriere, strappo la busta ed estraggo il contenuto: la confezione del mio telefono Alcatel One Touch Duet Dream. Lilla metallizzato, con un fracco di tastini sotto il flip.
Penso che il Fato se la stia ridendo: solitamente scelgo telefoni di forme contenute e tascabili – il Dream è quadrato!  Solitamente scelgo telefoni neri anonimi – il Dream è color Victorian Blush e brilla! Solitamente scelgo telefoni che sembrano telefoni – il Dream sembra uno specchietto da borsetta! Solitamente scelgo telefoni con funzioni base – il Dream ha solo funzioni avanzate! Inoltre, io sono un maschiaccio, il Dream è iperfemminile! Iniziamo bene, siamo incompatibili ;-)

Trova l'intruso!

Decido di non perder tempo e di curiosarci dentro: cambio sim, batteria infilata e alimentatore attivo. Mentre aspetto che la batteria si carichi, guardo tra il materiale in dotazione: un cavo usb, gli auricolari, la garanzia, i numeri di contatto dei centri di servizio Alcatel, le istruzioni per connettersi a Internet (gulp!) e una guida rapida all’uso in 20 punti. Do un’occhiata al sito, per vedere come viene presentato il mio Dream; lo trovo tra i modelli della linea Qwerty, cioè dotato di tastiera alfanumerica (come una macchina da scrivere o un computer), descritta con queste parole:  “Accedi, chatta, condividi, partecipa. Esprimi te stesso. Allarga la tua cerchia di amici e rimani in contatto con loro. Tieni a portata di mano i tuoi social network preferiti. È tutto qui per te. Veloce. Istintivo. Immediato.” C’é anche un video molto colorato, che, tra una foto e l’altra, dice: “Sempre più alla moda. Brilla di luce propria. Paparazzi time. Chic. Sociale. Espressivo. Osa mostrare la tua unicità.” Mmm…

Meglio dare un’occhiata a quel che fa: leggo velocemente le istruzioni e accendo il telefono. Prima sorpresa: il coperchio s’illumina grazie a puntini di luce led. Seconda sorpresa: c’è un tasto che trasforma lo schermo in uno specchio! Terza sorpresa: il menù è infinito, ben 33 icone! Quarta sorpresa: il telefono a casa nostra prende (fino ad ora solo quelli di una certa marca ci riuscivano)! Mi dedico al mio sport preferito: cambiare l’aspetto del display, ascoltare le musichette e cercare i giochini. Tutto mi sembra più complicato e meno intuitivo rispetto ai miei standard, trovo scomoda la grande tastiera,  non c’è alcun gioco e… non so quale tasto pigiare per rispondere alle telefonate!  Mmm…


Mi gratto la testa e penso: è evidente che non s’è instaurato il minimo di confidenza tra di noi, ma ho promesso di essere una tester assolutamente imparziale, quindi devo escogitare qualcosa. Se mi fosse capitato un modello della linea Simplicity, l’avrei amato al primo sguardo; quindi il problema è la mia scarsa confidenza con la tecnologia e la mia resistenza nei confronti delle novità in questo settore. Ma intuisco che le grandi potenzialità del mio Dream hanno a che fare con Internet: e-mail, Opera, Facebook, mTweet, Java, Meteo, eBook. D’altronde questo è un telefono per giovani donne nate poco prima del terzo millennio, nel pieno dell’era tecnologica più avanzata: urge cambiare approccio, urge evolvere!

Continua...

lunedì 6 febbraio 2012

ALESSANDRA: sogni&spazi nel cassetto

Mi chiamo Alessandra, convivo da nove anni con Andrea, con cui mi sono sposata tre anni fa; non ho figli, ma da cinque mesi abbiamo un cane, Baldo. E i suoi peli ovunque. Viviamo in una casa di campagna di fine Ottocento con fienile, rudere, sottotetto e giardino nel bel mezzo del centro storico d’Invorio, piccolo paese in provincia di Novara; si trova a chiusura di un cortile su cui si affacciano altre due case d’epoca - una volta la località si chiamava Müntrigisc. La casa è su due piani, per un totale di circa 112 mq, composta da cucina, soggiorno, studio e bagno (piano terra), due camere, bagno e lavanderia (primo piano). Ma abbiamo progetti ambiziosi: trasformare il fienile in un bed & breakfast per motociclisti e il sottotetto nella stanza della musica e dell’home theatre per Andrea.

Mi definisco un’archeologa in costante evoluzione: dagli scavi nei cantieri, alle scuole a insegnare l’archeologia; dalle visite guidate a siti e musei, ai banchi dell’università per imparare il mestiere del manager culturale. Mi piace leggere e scrivere, imparare cose nuove, viaggiare con la mente e, assieme ad Andrea, viaggiare in moto, recuperare vecchi mobili e costruirne di nuovi.

Quattro anni fa abbiamo visitato per caso questa vecchia casa abbandonata e ci siamo subito innamorati delle sue volte in mattone e del suo giardino nascosto: è iniziata così l’avventura - che sembra non avere mai fine - per trasformarla nella nostra casa, anche con l’aiuto di CasaFacile.


Sono appassionata di arredamento fin da bambina e il primo numero di CasaFacile che ho comprato (sempre nel 2007, che combinazione!) mi ha colpito per la genialità di alcune proposte per sfruttare al meglio gli spazi. Da quel momento non l’ho più lasciato: CF mi piace perché non insegue le mode, ma è semplice e completo, ricco di spunti e mai banale, alla ricerca del bello intelligente e di potenzialità da sviluppare. Potrebbe sembrare una normale rivista d’arredamento, invece sfogliare le sue pagine è come navigare nel web, la lettura si trasforma in un’esperienza su misura.

Quasi due anni fa CasaFacile è approdato su facebook e la mia vita si è arricchita tutto d’un colpo: ho conosciuto persone con cui condividere la stessa passione, ho imparato il crochet (dopo aver ammirato i bellissimi lavori di altre cieffine) e mi sono immersa nel mondo creativo e innovativo dei blogger. In varie occasioni ho incontrato altre fan, il direttore Giusi e la Redazione di CF: le conoscenze virtuali sono diventate amicizie reali e il contatto con un mondo scoppiettante di idee e iniziative è per me uno stimolo costante, anche nella normale vita di ogni giorno.