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giovedì 14 novembre 2013

Instax, una fotocamera seria... da fumetto!

Se questo non fosse un post serio, mi verrebbe la voglia di parlare – squenk! -come un personaggio dei cartoons, perché questa piccola delizia colorata, tonda come una caramella, con il “nasone” (l’obiettivo) che fuoriesce pigiando un pulsante e che scatta foto (anzi, fotine, visto che hanno il formato “credit card”) divertenti e immediate, sembra uscita dalle pagine di un fumetto! Anche il colore tenero (io ho la Instax azzurro confetto) contribuisce a darle un aspetto giocoso! Ci manca solo che sulle piccole foto compaiano le nuvolette e l’illusione è completa! Tuttavia mai farsi fuorviare dalle prime impressioni perché, anche se sembra un giocattolo, non lo è per nulla.



Appena è arrivata a casa la prima cosa che ho fatto (e che sicuramente avreste fatto anche voi!) è stato di maneggiarla, aprire lo sportellino porta pellicole, soppesarla: abituata con le digitali, estremamente compatte e slim, la Instax, seppur leggera, è invece piuttosto “sostanziosa” e non comodissima da portare in giro. Per fortuna ha un comodo laccetto in nuance che permette di agganciarla al polso, come un bijoux tecnologico!

Come in ogni storia, manga o fumetto che si rispetti, c’è sempre un momento in cui si sviluppa un piccolo dramma… Ora esagero come mio solito, ma vi prego di immaginare la scena… la Instax è appena arrivata, voglio subito provarla, quindi: apro la scatola, prelevo la Instax, leggo accuratamente le istruzioni, apro il pacchetto di pellicole, lo inserisco correttamente nella pancia azzurra della Instax - che sembra gradire! - verifico la luminosità (c’è un sensore di rilevazione molto utile per impostare l’apertura del diaframma in automatico), inquadro il mio primo soggetto (il mio mega pom pom multicolore), scatto e… dalla fessura in alto con un leggero shhhh scivola fuori la prima pellicola. Nera. La guardo. La riguardo. La giro da tutti lati. Sempre nera resta. Provo a vedere se devo togliere ancora qualche cosa ma non c’è nulla da levare… ecco, ho lo sguardo perso nel vuoto mentre penso che o la Instax o le pellicole non funzionano…Per fortuna arriva il “tecnico” di casa che, dopo un’occhiata veloce mi guarda stranito: “ma non ti sei accorta che questo è il coperchio di sicurezza del pacchetto di pellicole che viene espulso al primo scatto?”
Agh! La solita imbranata a zero tecnologia! Provo a scattare un’altra foto e questa volta dalla feritoia esce la pellicola bianca dove pian piano si delineano i bordi, le forme, i colori del mio pom pom e… ho fatto la prima vera foto con la Instax!

Inizio a scattare foto immaginandone gli usi e le eventuali potenzialità, la porto con me durante i fine settimana, diventa inseparabile apparecchio di ripresa rapida e strumento per creare condivisione: le foto estemporanee scattate con la Instax sono gadget graditissimi soprattutto dai ragazzini, che restano a guardare sbalorditi mentre le foto compaiono (corsi e ricorsi storici… alla loro età io restavo stupefatta a guardare le prime polaroid…!).

Le mini foto Instax si prestano a tanti usi che vanno ben oltre la semplice ripresa fotografica: per la loro dimensione, la qualità della pellicola, l’imprecisione delle riprese che diventa arte (non è semplicissimo centrare il soggetto e ogni scatto è sempre una piccola incognita: ogni foto è unica e irripetibile e quello che con altre macchine fotografiche potrebbe essere un problema, con la Instax diventa pregio) è ideale per dar libero sfogo alla creatività.

Come “compito” a casa da tester Instax, ho scattato una dozzina di foto a dei fiori colorati ed ho provato a “giocarci” con diversi utilizzi. Il risultato?

Un quadro con 8-10 mini instax assemblate su una tela da pittore: lasciate così, semplici, o corredate di scritte (il bordo inferiore delle Instax è fatto apposta per scrivere). Una sorta di memo-board: 4 foto Instax e sotto 4 mollette da bucato ricoperte da washi tape + 4 cartigli con scritto ricordare, comprare, fare. La cornice di uno specchio vivacizzata da scatti Instax attaccati con nastro biadesivo.


E poi un quaderno di scrap-booking, tra cartoncini colorati, veline e pizzi di carta; una cascata di Instax sulla tenda bianca della camera; un simpatico espositore tridimensionale a forma di casetta, una decorazione sull'anta dell'armadio con foto, washi-tape e le farfalle colorate spedite dalla mia amica Gabri. Infine una Instax applicata su un cartoncino colorato si trasforma in un delizioso bigliettino di auguri!


lunedì 21 ottobre 2013

Una crema corpo che non appiccica? Il latte alla ninfea bianca!

Chi più, chi meno, siamo sempre di corsa; lo stress è un fattore con cui conviviamo tutti: dalla mattina alla sera mille impegni ci coinvolgono e ci costringono a ritmi frenetici. Quante volte vorremmo fermarci per recuperare i nostri tempi, fare una pausa per rigenerarci anima, spirito e corpo per poi riprendere con rinnovata energia?

Non sempre purtroppo si può salire sul primo aereo che decolla, dimenticare affanni e ansie… tuttavia possiamo ritagliarci qualche minuto tutto per noi, dedicarci attimi di serenità e di benessere con l’aiuto di prodotti cosmetici che, già nel nome, evocano Paesi lontani e tecniche di rilassamento millenarie.

La linea de I Coloniali è declinata in diverse fragranze, ciascuna collegata a suggestioni sensoriali che richiamano rituali antichi e aiutano a “staccare” con la fantasia. E l’idea di “viaggio”, immaginato e sognato, è il filo rosso che collega i diversi prodotti e le diverse profumazioni, ciascuna dedicata a far emergere emozioni e sensazioni olfattive. Non per nulla il “claim”, lo slogan che accompagna la collezione di prodotti è “Le vie del Sogno – Discover the Dream Route”.



Ho sempre pensato che “viaggiare” non è solo spostarsi da un luogo ad un altro, salire e scendere da treni, auto, aerei ma è qualcosa di più profondo, che parte dall’anima e fa emergere la nostra curiosità. Poter provare, grazie a CasaFacile, un set di prodotti che hanno “il viaggio dentro”, è stata una sorpresa incredibile: come forse sapete, il mio blog ha una fortissima componente “travel” e poter viaggiare anche mentre sono a casa, semplicemente stendendo una crema con il profumo di fiori rari, provando la morbidezza della schiuma di un bagno doccia che trasmette con i suoi aromi il vigore delle cascate o apprezzando il massaggio morbido di una crema che accarezza le mani e le rende setose è davvero il massimo!

Anche il packaging di alcuni prodotti, come le bottiglie di alluminio per il bagno doccia o le scatole di cartone che contengono i vasetti di crema, richiamano visivamente i contenitori robusti ed essenziali che i viaggiatori nell’800 portavano con sé quando andavano alla scoperta di terre inesplorate o si imbarcavano sui piroscafi alla volta delle Americhe.

L’idea di “viaggio” ritorna anche nelle diverse collezioni di prodotti: Via della Rugiada, un percorso idratante a base di ninfea bianca e bambù, leggero e avvolgente; Via dei Petali, un percorso nutriente che utilizza la crusca di riso ed il burro di karitè per coccolare le pelli più secche; Via delle Farfalle, un percorso rigenerante che ha la fragranza della mirra; Via dei Venti, un percorso tonificante dove l’hibiscus viene utilizzato per rigenerare; La Via delle Cascate, il percorso specifico dedicato alla routine giornaliera ed alle esigenze di cura degli uomini, che trasforma il momento della rasatura in un piacevole rituale.

Ho colto l’occasione (anzi, abbiamo, perché anche questa volta anche Francesco ha dato il suo bravo contributo) per provare i prodotti dei Coloniali che mi sono stati inviati durante un recente fine settimana in Toscana, mentre eravamo ospiti di un magnifico resort non distante da Volterra e da S. Gimignano, immerso tra gli olivi e con delle bellissime piscine.

Dei 5 prodotti inviati (anzi 4, perché uno è dedicato ai maschietti!) il mio preferito è sicuramente il “Latte corpo idratazione prolungata alla Ninfea Bianca”: per me che odio cordialmente le creme che appiccicano o ungono, si è rivelato perfetto. Il profumo è gradevole e persistente, si stende rapidamente e dopo pochi secondi la pelle è già asciutta e idratata, con una piacevole sensazione di freschezza che permane a lungo. La confezione in tubo, poi, è molto pratica da infilare in valigia o nello zaino (e il tappo chiude bene, senza rischi di pericolose fuoriuscite di prodotto). Io l’ho usato anche come doposole, dopo un intero pomeriggio passato a nuotare in piscina.


giovedì 12 settembre 2013

Claudia sceglie lo shopping on line anche per i detersivi

Il prodotto più divertente ed innovativo dell’intero “kit tester Henkel” è stato sicuramente Bref 4in1 Power Activ. All’inizio, non appena aperto lo scatolone e senza aver ancora letto le istruzioni, avevo pensato che fossero profumatori per biancheria… simpatiche palline colorate bianche e rosse (ho scoperto che ci sono anche in altri colori che corrispondono ad altre profumazioni), con un buon profumo, racchiuse in un guscio di plastica trasparente, per di più con un gancio per appenderle… voi cosa avreste pensato? E invece no… per profumare profumano, ma la loro destinazione non è certo l’anta di un armadio… bensì un più prosaico wc!

Bref 4in1 Power Activ, oltre ad un design nuovo che trasforma in decoro un prodotto generalmente destinato ad essere nascosto, ha il pregio di combinare in poco spazio ben 4 azioni necessarie per la salubrità del bagno: una efficace schiuma pulente rilasciata dalle palline ad ogni sciacquo, formula anticalcare, protezione antisporco e fresco profumo e, soprattutto, la sua gabbietta è certificata contro le aperture da parte dei bambini.


I detersivi Henkel hanno la "mente" in Germania (la casa madre della multinazionale è a Düsseldorf) ed il cuore in Italia (la sede produttiva per il nostro Paese è lo stabilimento ciociaro di Ferentino, che si vede percorrendo l’Autostrada Milano-Napoli) ed i prodotti Henkel testati per conto di CasaFacile anche questa volta hanno superato ogni prova, senza incertezze o passi falsi. D’altronde quando un prodotto ha dietro di sé storia, ricerca, innovazione, sviluppo, tanti successi raggiunti nel corso degli anni, difficilmente delude.

E se non avete sottomano negozi o supermercati, se fare la spesa di detersivi è talvolta un problema per via del peso non indifferente da trasportare, se vi piace esssere “serviti e riveriti”, ho scoperto che sul sito Casa Henkel si possono acquistare i prodotti on-line con consegna gratuita a domicilio: si possono scegliere sia i singoli prodotti che optare per kit “tematici” dedicati a casa/persona/panni/piatti, pulizie. Il vantaggio economico c’è, così come la praticità ed il risparmio di energie. E spesso ci sono offerte o promozioni con ulteriori prodotti in omaggio!

martedì 10 settembre 2013

Con Pril non serve il brillantante

Se, come me, siete tra coloro che quando lavano i piatti a mano preferiscono non mettere i guanti protettivi, apprezzerete senza riserve il nuovo Nelsen Ultra concentrato Forza Limone! Ultimo nato nella numerosa famiglia dei detergenti Nelsen, è un grande detersivo in un piccolo contenitore (perfetto per chi ama ottimizzare gli spazi) che non rovina le mani ed è capace di pulire a lungo con solo qualche goccia di prodotto sulla spugnetta. 



Francesco, che i piatti li lava rigorosamente a mano (guai a proporgli la lavastoviglie, con la quale ha da sempre un conflittuale rapporto di odio/amore) ha apprezzato molto questo prodotto Henkel che con un breve ammollo e pochi passaggi di spugna rende le stoviglie brillanti e gradevolmente profumate al limone.

Se avete una lavastoviglie, sapete benissimo quanto la qualità del detergente sia importante per la buona riuscita del lavaggio, soprattutto se ci sono pentole particolarmente sporche o addirittura incrostate e se si vogliono ottenere bicchieri senza aloni o macchie di acqua. Sapete anche che un buon ciclo di lavaggio prevede sempre, oltre al detersivo, il brillantante ed il sale. Con le Gel Caps di Pril Ultra brillante tutto quel che occorre per un ciclo di lavastoviglie è racchiuso in una piccola “caramella blu” monodose (occhio ai bambini, riponetele in alto o comunque in un luogo non accessibile alle loro manine), pronta per essere inserita nella vaschetta del detersivo. 




Efficace anche alle basse temperature e con brevi lavaggi (= risparmio di elettricità ed acqua assicurato!) il detergente contenuto nelle Caps è concentrato ed assicura un pulito profondo: le mie Gel Caps di Pril Ultra brillante hanno raggiunto performance elevate perfino con la pentola dell’arrosto! Le pastiglie sono idrosolubili e temono l’umidità per cui si deve avere l’accortezza di chiudere sempre molto bene il sacchetto di plastica che le contiene ed evitare di toccare le Caps con le mani bagnate: se conservate nel sottolavello, sarebbe preferibile inserirle, per sicurezza, in una scatola di metallo o di plastica con coperchio.

lunedì 9 settembre 2013

Henkel alla prova a casa di Claudia

A questo giro fare la tester di CasaFacile è stata una vera passeggiata: i prodotti Henkel destinati ad essere provati e recensiti sono conosciuti, validi, con una storia di decenni e migliaia di donne che li hanno già usati prima di me, che mi è sembrato davvero fin troppo semplice! In uno scatolone gigante sono infatti sbarcati a casa alcuni flaconi di Dixan, di General, di Vernel, di Nelsen, “palline” di Bref e caps Pril. Una selezione di novità uscite da poco sul mercato, come il Pril Gelcaps Ultra Brillante o il divertente Bref 4in1 Power Activ.

Amarcord... I prodotti Henkel hanno accompagnato intere generazioni di casalinghe aiutandole a tener pulite le loro case e ad emanciparsi: negli anni ’60 del secolo scorso, quando oramai le lavatrici non erano più appannaggio di pochi e le donne iniziavano ad avere una loro autonomia e ad “uscire dalle quattro pareti di casa” per dedicarsi non più esclusivamente alla famiglia, ma anche ad attività lavorative e professionali, il Dixan era “il” detersivo da usare, quello che non solo prometteva, ma garantiva risultati perfetti nel minor tempo e senza dover stare ore a sfregare i panni nell’acquaio. E regalava tempo prezioso per seguire i propri affetti ed i propri interessi. Il nome Dixan era sinonimo di detersivo per lavatrice: difficilmente mia mamma utilizzava altri prodotti, ma quando talvolta accadeva, sempre Dixan lo chiamava! Certo, allora il detersivo non era liquido ma in polvere, venduto in pesanti ed ingombrati fustini di cartone (che venivano regolarmente rivestiti di carte colorate e utilizzati per contenere i miei giochi!); il detersivo in polvere dell’epoca aveva l’handicap di poter essere utilizzato solo ad alte temperature, altrimenti non si scioglieva completamente perdendo di efficacia. Solo con l’introduzione del detersivo liquido (e Dixan è stato uno dei primi ad adottare questa formula!) si sono ottenuti più vantaggi: ingombro ridotto, minor consumo, azione pulente anche a basse temperature. Anzi, sembra quasi che quanto più diminuiscono le dimensioni dei suoi contenitori e della quantità di prodotto necessario per ciclo di lavaggio, tanto più migliori l’azione detergente del Dixan!

mercoledì 3 luglio 2013

Il cattura colore cattura anche lo sporco! Parola di Claudia

Uno dei problemi del mio menage di coppia sono le magliette di Francesco. Spesso, spessissimo, le sue magliette entrano candide in lavatrice per uscirne di un tenue rosa che farebbe la felicità di qualsiasi bambina, ma certo non di un uomo adulto che ha, come dire, una sua dignità da difendere… Colpa mia, come sempre quando di tratta di fare il bucato (non ve l’ho mai detto? In casa l’addetta alle lavatrici sono io, che nutro una sorta di amore morboso per questo elettrodomestico: potrei restare fissa immobile ore intere per vedere l’oblò che gira, gira… ): perché qualche (qualche?) volta nel bel mezzo della biancheria chiara finisce per puro errore (giuro, mica lo faccio apposta!) un calzettone, una maglietta colorata, un asciugamano rosso… con tutte le disastrose conseguenze del caso.

Per fortuna con “Il Cattura Colore&Sporco” di Dr. Beckmann questo sarà un problema risolto: posso lavare assieme, con risparmio di tempo e soprattutto di costi energetici, sia panni colorati che bianchi, con la sicurezza che il colore disperso nell’acqua verrà catturato dal foglietto. Come primo punto a favore, sono riuscita a ridurre il numero delle lavatrici: se prima ne facevo almeno cinque a settimana, ora sono riuscita a scendere a tre e già questo è un gran bel passo in avanti.


I foglietti, fatti di un “tessuto non tessuto”, sono bianchi e perfetti per catturare anche la più piccola molecola di colore disperso nell’acqua, ed hanno la caratteristica di evitare che lo sporco disciolto nell’acqua si ridepositi sui tessuti. Che funzionino bene si vede alla fine del ciclo di lavaggio, quando emergono dallo sportello colorati di tutti i colori più strani possibili: gradazioni di grigio che vira al nero se i panni avevano una predominanza di colori scuri, rosa e lilla se avevo inserito in lavatrice anche indumenti rossi… i foglietti sono così morbidi, i colori così particolari che… mi hanno fatto venire in mente l’idea di recuperarli  per creare dei bocciolini di rosa da guarnizione…


Tuttavia, il prodotto che più mi ha intrigato e soddisfatto, è stato il Cura Lavatrice, una vera novità per me! Simile per impiego a quello che normalmente viene usato per pulire a fondo la lavastoviglie (ovvero, diluizione e lavaggio a vuoto) quel che davvero fa la differenza è che con un unico prodotto si puliscono a fondo non solo il cestello e le guarnizioni in gomma della lavatrice, ma anche i tubi e le vaschetta del sapone. La mia è una lavatrice che lavora molto (vi ho già detto che riesco anche a superare i 5 lavaggi settimana?) e quindi risente parecchio dei danni che l’accumulo di sapone comporta. Il Cura Lavatrice, passato con un panno morbido sul bordo gommato dell’elettrodomestico, ne ha eliminato con grande facilità le macchie scure (non voglio pensarci ma… sarà mica muffa?) ed è tornato bianco e splendente come appena messo in opera.


E poi… gli effetti benefici del trattamento del Cura Lavatrice sono prolungati nel tempo, tant’è che prima di 50 lavaggi non si deve ripetere il trattamento!

martedì 2 luglio 2013

Claudia 'pataccona' e i dissolvi macchie

Purtroppo per me, sono una gran “pataccona” senza rimedio. Per quanto stia attenta a non insudiciarmi, nonostante mi avvolga in tovaglioli nemmeno fossi Alberto Sordi in “Un americano a Roma” e mangi abbondantemente discosta dalla tavola in posizioni da contorsionista del circo di Mosca, non riesco mai ad uscire indenne da un pranzo. E finché sono a casa, passi, ma al ristorante… almeno un cannolicchio, una foglia di insalata, una goccia di vino vanno a decorare artisticamente maglie, camicie e magliette!

E il mio timore è che la Redazione di CasaFacile abbia scoperto il vergognoso segreto: altrimenti, perché inviarmi da testare un intero set di “Dissolvi Macchie” specifici, un flacone di “Il Cura Lavatrice”, trattamento completo per rimuovere efficacemente il calcare, igienizzare, eliminare i cattivi odori e mantenere la lavatrice in perfetta efficienza, oltre ad un set di panni “Il cattura colore & sporco” del Dr. Beckmann?


Come spesso accade quando si va dal dottore e i malanni improvvisamente scompaiono, da quando è arrivato il set antipatacconi non mi sono più insudiciata! Tuttavia la curiosità di provare la forza e l’efficacia di queste piccole bottiglie verdine, ciascuna dedicata a un particolare tipo di macchie (Ruggine e Deodorante, Ufficio e Bricolage, Unto e Salse, Sangue e Proteine, Natura e Cosmetici, Lubrificanti ed Oli, Frutta e Bevande, Biro e Inchiostro) doveva essere soddisfatta… così mi son detta che se le macchie non erano disponibili… io le avrei create!



Ho velocemente ricavato 4 campioni di tessuto da un vecchio taglio di stoffa bianco e poi… via al divertimento! Su uno ho “spiaccicato” una bella fragola rossa, su un altro un pistacchio verde ed oleoso, uno è stato immerso nel latte ed infine l’ultimo si è meritato un bagno nel caffè. Avevo pronti i miei campioni di prova.

Il passo successivo, è stato trattare ogni macchia con il prodotto apposito:
- macchia di pistacchio, oleosa e naturale = dr. Beckmann “Natura e Cosmetici"
- macchia latte = dr. Beckmann “Sangue e Proteine”
- macchia di fragola = dr. Beckmann “Frutta e Bevande”
- macchia di caffè = dr. Beckmann “Frutta e Bevande”
Piccola avvertenza: mentre tutti i Dissolvi Macchie sono liquidi e attivi in 10-15 minuti, il prodotto per rimuovere macchie di vino, frutta e caffè si presenta in polvere, che deve essere versata sulla macchia dopo averla inumidita per poi restare “in posa” almeno per 60 minuti.

Avere tutte queste bottigline a disposizione mi ha fatto sentire come il piccolo chimico: prima di trattare una macchia ho fatto l’analisi del tessuto, ho verificato l’origine della macchia incriminata, ho scelto i prodotti più adeguati…

(Ah, non ve l’ho detto? Dopo il test i campioni di tessuto sono tornati tutti belli puliti anche se quello con la fragola… bé, un po’ di rosa gli è rimasto..)

martedì 28 maggio 2013

Un cuscino di legno morbido e profumato!


C’è un luogo dove, nel corso dei miei viaggi, ritorno sempre molto volentieri, in cui riesco a “fare il pieno” di serenità e di energia: il Sudtirolo/Alto Adige. Qui le tensioni, il nervosismo, lo stress quotidiano che a volte mi “rovinano” le giornate scompaiono quasi per miracolo, assorbiti dalle verdi foreste di abeti che punteggiano le montagne. Passeggiare lungo i sentieri, ascoltare i ruscelli che scorrono e creano piccole cascate, annusare l’aria ricca di aromi e di essenze… tutti i cinque sensi sono coinvolti completamente in un’esperienza sensoriale. Una delle essenze naturali che più caratterizzano l’aria di questo pezzo di paradiso, che permea le case, le fattorie, le tante Gasthof dove fermarsi per rifocillarsi, è il particolare odore che emana il legno di Pino Cembro, detto anche cirmolo o, in dialetto locale, Zirm. E’ un legno che ha tante qualità e viene usato, fin dall’antichità, per creare sculture, costruire mobili, rivestire le Stube (la stanza dove viene collocata la grande stufa, spesso di ceramica, che scalda tutti i locali) e la cui essenza oleosa viene usata per produrre oli e saponi medicamentosi, in quanto secondo studi scientifici il cirmolo avrebbe proprietà antibatteriche e la capacità di rilassare e ridurre la frequenza dei battiti cardiaci.


Va bene, ci hai raccontato queste curiosità sul cirmolo, e allora? 
Tutti a piantare pini cembri sul balcone, ora?

No, tranquilli, questa premessa era indispensabile per farvi comprendere la “specialità” del prodotto che ho testato grazie a Daunenstep: un cuscino con anima in fiocchi di lana e cirmolo (sì, nel cuscino ci sono proprio riccioli di legno!), ricoperto da una candida, morbida, soffice fodera in piumino d’oca!

Appena aperta la confezione (Daunenstep fa le cose per bene, il cuscino è arrivato dentro una custodia in plastica dove poter conservare il cuscino in caso di non utilizzo), la prima sensazione è stata quella di essere arrivata in un battibaleno sull’Alpe di Siusi: l’odore gradevole del legno era decisamente percepibile! E poiché, si sa, la curiosità è femmina, non ho resistito ad aprire la fodera di piume (c’è una comoda chiusura lampo che permette di rimuoverla senza alcuna fatica) e guardare controluce il contenuto del cuscino: non credevo che ci fossero veri trucioli di legno ed invece… eccoli lì, mescolati sapientemente con la lana extravergine per creare un mix nuovo ed al tempo stesso che si riallaccia alle tradizioni locali!

Morbido al punto giusto, profumato, rivestito di un tessuto solido e di ottima qualità, il cuscino ha dimensioni generose; dopo averlo inserito nella federa, ho preso molto sul serio il mio incarico di tester ed ho provato a dormire “sul cirmolo”: come sempre quando si cambia il cuscino, l’impatto è stato piuttosto… insonne!


Non solo mi sembrava troppo alto rispetto a quello che utilizzavo prima (io i cuscini li voglio bassi e “modellabili”, perché ho l’abitudine di abbracciarli, e non mi rendevo conto che il “cirmolo” aveva bisogno di tempo per “abituarsi” a me) ma avevo la sensazione di sentire lo scricchiolìo del legno, simile al rumore della paglia schiacciata, ed il profumo di legno era sensibilmente percepibile... ma una volta abituati si dorme benissimo, perché ha davvero un effetto rilassante e aromaterapico che ho molto apprezzato. Svegliarsi la mattina totalmente riposati non è da poco… e chi soffre di insonnia, sia pur saltuariamente come me, sa bene di cosa parlo.

Immettere sul mercato un cuscino con il nucleo di cirmolo è una sfida ed allo stesso tempo una vittoria ed ho molto apprezzato che Daunenstep, azienda altoatesina con esperienza centenaria nella lavorazione dei piumini d’oca e nella produzione di trapunte e cuscini, sia riuscita a coniugare la tradizione con l’innnovazione.

La federa di piumino che avvolge il cuore di lana e cirmolo rende soffice l’insieme e riesce ad equilibrare la temperatura: un cuscino caldo d’inverno e piacevolmente fresco d’estate, con l’accortezza, per mantenerlo efficiente a lungo, di sprimacciarlo ben bene ogni tanto e di utilizzarlo sempre con una federa.

lunedì 20 maggio 2013

Una semplice scopa a vapore? No, un Philippo

Il campanello di casa sta suonando incessantemente. Non aspetto nessuno a quest’ora e quindi, per sicurezza, cerco di guardare attraverso lo spioncino ma non vedo nessuno.

Il campanello continua a suonare. Sono piuttosto titubante ad aprire la porta... ma sono anche molto curiosa… la socchiudo lentamente... Sullo zerbino di casa è adagiato un grosso pacco con il mio nome sopra.

Da cui proviene – incredibile! – una vocina con accento straniero… “Please, Madam, può cortesemente liberarmi dall’involucro, per favore? Sono piuttosto stanco di stare in questo scatolone e vorrei sgranchirmi un po’”!

Agh! Una scatola che parla??? E devo anche aprirla? Cosa ci sarà dentro? Pian piano taglio le fustelle, apro il pacco e… davanti a me c’è un “aggeggio” che assomiglia ad una scopa elettrica. Solo che ha la base leggermente più larga, ricoperta da un panno azzurro.

La vocina continua a parlare: “Mi presento: sono Philips Steam Plus, ma se vuole, per lei sono Philippo. Se ha la cortesia di assemblare i diversi pezzi - vedrà, è facilissimo - sono subito pronto per mettermi al suo servizio”. Philippo sorride sotto i baffi e mi fa anche l’occhiolino: ci mancava anche questo, un elettrodomestico che si crede un maggiordomo e per di più anche intraprendente!

Chiamo “l’uomo di casa” che in quattro e quattr'otto innesta il manico al corpo dello Steam Jet, aggancia la base porta panno, riempie il contenitore per l’acqua, inserisce la spina nella presa e… Philippo è subito pronto per dimostrare le sue capacità di pulire, aspirare ed igienizzare i pavimenti (uff, ma se avessi saputo che era così facile… avrei fatto da sola…)! Incredibile ma vero: sono stati sufficienti 30 secondi per far sì che Philippo andasse in pressione e il vapore ha iniziato ad uscire semplicemente inclinando il manico.

Philippo, nonostante la simpatia e la sua grande buona volontà, durante la prima performance sui pavimenti di soggiorno e di cucina non è apparso al massimo delle sue potenzialità: forse aveva bisogno di ambientarsi e conoscere la casa, prendere confidenza con i diversi pavimenti… ma la sua performance non ha raggiunto la sufficienza: il marmo “veneziano” mostrava, dopo il passaggio del Philippo, opacità e numerose macchie.

Philippo è davvero dispiaciuto per la prova non riuscita. “No, la prego, non si fermi alla prima impressione…, mi dia un’altra possibilità! Facciamo un patto: lei mi permette di prendermi cura della sua casa almeno per una settimana… poi, se non sarà soddisfatta… potrà rimettermi nello scatolone e rispedirmi al mittente: mi conceda la sua fiducia e vedrà che non se ne pentirà!” 


Tutti meritano una seconda chance: il giorno successivo chiedo a Philippo di lavare e sterilizzare nuovamente i pavimenti di soggiorno e cucina. Philippo non si fa pregare, e questa volta organizza fin nel minimo dettaglio la sua strategia di azione: dopo aver indossato il suo panno azzurro migliore, ben bagnato e strizzato in modo da essere attivo sin dal primo soffio di vapore, accende anche la spazzolina rotante che è in dotazione e che serve a raccogliere briciole e pelucchi prima di lavare. Ora, non aspettatevi grandi cose dalla spazzolina: la potenza di aspirazione è davvero limitata, serve soltanto a togliere quello che l’aspirapolvere (o la vecchia, cara, ramazza) hanno lasciato in terra.

Ed ecco che la sinergia vapore-spazzola crea il risultato sperato: dopo aver passato il Philippo più volte di seguito, i pavimenti sono finalmente lucidi e sgrassati, ben puliti dai residui dei detersivi e della cera usati in precedenza. Va tutto bene, allora? Non proprio... negli angoli è un po’ complicato (se non impossibile) arrivare, a meno di non far fare al Philippo equilibrismi e capriole!

Philippo è servizievole e sempre pronto ad accorrere in aiuto ed inizia a farsi apprezzare per le sue capacità fino ad assumere il ruolo indispensabile di addetto al “ripasso” serale del pavimento della cucina: è lui a chiudere le danze e a suonare il valzer della buona notte dopo che abbiamo cenato, lavato le stoviglie e messo in ordine e, immancabilmente, sgocciolato sul pavimento (grrr!!!).

Tuttavia una prova impegnativa attende ancora Philippo: sarà il suo esame più difficile, quello che deciderà se entrerà a far parte a pieno titolo della famiglia oppure lo confinerà a ruoli di comprimario. Philippo, sei pronto? Oggi la tua sfida è… il bagno!

Il bagno è la mia bestia nera. Oramai ho rinunciato ad avere un bagno con mattonelle lucide e brillanti. Mi accontento di sapere che è pulito (e certo che lo è, lo lavo una media di tre volte al giorno, con tutti i detersivi possibili ed immaginabili che si trovano in vendita!): perché per un errore fatto in sede di ristrutturazione, l’impiantito del bagno, in gres porcellanato color crema, si è rivelato di difficilissima manutenzione. E’ sufficiente una sola goccia d’acqua e si trasforma in un orrore sudicio che più sudicio non si può. E’ sempre opaco, con aloni e con quell’aria triste di “vecchio” e trasandato che non è giustificata solo dopo 5 anni dall’installazione (ed il brutto è che sono sempre stati così…).

Philippo però non si spaventa: una rapida occhiata a ciò che lo aspetta, mette in pressione l’acqua (per questa prova gli ho concesso di riempire il serbatoio per metà con acqua distillata), accende la spazzola togli pelucchi, aggancia un panno pulito e con una leggiadria da ballerino classico, tra una piroetta ed un allungo accarezza, una per una, le mattonelle incriminate.

Non credo ai miei occhi: il beige grigiastro lascia velocemente spazio ad un color crema luminoso, satinato e soprattutto sgrassato e privo di macchie!

Se non fosse per il problema angoli (magari avere una piccola prolunga dedicata alla pulizia dei punti difficilmente raggiungibili!), il “signor Philippo” avrebbe meritato un punteggio superiore a 9!

Philippo, anzi Steam Jet Philips, benvenuto tra noi: ora ti attendono le camere, il ripostiglio e pure i balconi. E ti faccio una promessa: se sarai sempre bravo, questa estate ti porto anche in vacanza con me!

Devo essere onesta, il Philips Steam Plus è stato un prodotto, almeno all’inizio, “difficile” da testare: ha avuto bisogno di un buon rodaggio (e di contro, da parte mia, di capire come usarlo al meglio: le istruzioni sono davvero scarsine…). Tuttavia sono convinta che lo Steam Plus sia un buon prodotto, utile per fare velocemente il “ripasso” dei pavimenti tra una pulizia a fondo e l’altra. Leggero e maneggevole (pesa 3 kg), paga l’handicap di non riuscire a raggiungere agevolmente gli angoli, ma ha dalla sua la capacità di entrare agevolmente sotto i mobili (il manico si inclina fino ad essere parallelo al pavimento), di essere pronto dopo 30 secondi dall’accensione, con un solo pulsante e di grande facilità di uso.

In più, sgrassa ed igienizza davvero a fondo il pavimento, solo con l’uso del vapore e senza alcun detersivo (anzi, i migliori risultati si ottengono dopo un uso ripetuto dello Steam Plus, in modo da eliminare tutti i residui chimici), ha l’avvolgicavo ed un cavo abbastanza lungo. Inoltre il manico dello Steam Plus ha un foro che permette di appenderlo a parete, anche dietro una porta, occupando così poco spazio.

Un voto non pienamente sufficiente lo ottiene la mini spazzola aspirante integrata: nonostante l’ottima intuizione della Philips di creare un elettrodomestico multifunzione aspira/lava pavimenti dotato di un contenitore per i residui aspirati che si stacca e si svuota direttamente nel secchio dell’immondizia… ahimè, la potenza di aspirazione è davvero poca cosa!

Se poi si vive in luoghi – come qui a Roma – dove l’acqua è molto calcarea, per evitare gli aloni è bene riempire il serbatoio in parte con acqua demineralizzata e sciacquare sempre molto bene il panno in microfibra (in dotazione ne vengono forniti due) dopo ogni utilizzo e ricordarsi di staccare e svuotare il serbatoio, che ha una capacità di circa 450 ml di acqua, sufficienti per lavare i pavimenti di un appartamento medio.

mercoledì 15 maggio 2013

Con gli stampi per cioccolatini Claudia ha creato profuma biancheria per cassetti!

Riuscite ad immaginare come ci si sente ad avere a disposizione tanti utensili per pasticceria, innovativi e funzionali? E se sono di una ditta prestigiosa come Tescoma, con garanzia di qualità e ottimi risultati, la fantasia viene stimolata in continuazione e la voglia di creare e pasticciare aumenta, in un gioco senza limiti!

Giuro: li ho testati tutti. Le teglie per le mini tortine, il rullo per fare i tondi, il prepara ciambelle, gli stampi per i biscotti, la carta forno riutilizzabile, la pistola per caramellare, le forme in silicone per i cioccolatini… ecco, ehm, sono onesta: con quest’ultimo attrezzo non sono proprio riuscita ad andare molto d’accordo… Va bene, colpa mia, come al solito non ho voluto seguire la ricetta suggerita ed ho sicuramente sbagliato le dosi, ma quelli che sarebbero dovuti essere splendidi, vellutati, golosi, cioccolatini si sono rivelati talmente morbidi che per mangiarli abbiamo dovuto usare un cucchiaino, nemmeno fossero fatti di crema spalmabile al cioccolato e nocciole (non faccio nomi, ma tanto avete capito tutti di quale crema parlo…!). No, proprio non c’è stato feeling con i piccoli stampi. E scordatevi di vedere le foto della “disfatta”!


Tuttavia nei miei sogni continuavo a immaginare decine e decine di piccole delizie, buonissime, perfette, tutte messe bene in fila secondo il loro numerino… il profumo del cacao che sentivo nel sogno era quasi reale. Sogni, incubi o… intuizioni?
Con un po’ di timore, non sapendo se l’idea che mi era balzata improvvisamente in testa avrebbe dato origine a qualcosa di piacevole o mi avrebbe costretta a far fare “la fine del secchio” allo stampo di silicone, ho trasformato la vaschetta per fare cioccolatini in… base per creare mattoncini di cera profuma cassetti, in quello che si è poi rivelato un perfetto assemblaggio estemporaneo (vabbè, un po’ azzardato…) tra Yankee e Tescoma!

Considerato che le Yankee Candles sono ottime e super profumate, ho sciolto, grazie all’aiuto della pistola caramellatrice, un po’ di cera bianca della candela Yankee Candle Paradise Spice e un po’ di cera arancio della Yankee Candle Waikiki Melon, stando ben attenta a non bruciare lo stoppino di cotone. Ho quindi versato la cera fusa nello stampo con i numerini ed ho fatto riposare in luogo fresco (va bene anche in frigo) per 3-4 ore. Le mini tavolette si sono staccate perfettamente dallo stampo, sono profumatissime, secondo me bellissime nel loro colore translucente e sono pronte per essere confezionate in piccoli sacchettini di tulle e sistemate nei cassetti della biancheria!


Per un’altra versione più decorativa, ho inserito negli stampini, dopo un primo strato di cera, dei fiori di lavanda che ho poi ricoperto nuovamente di cera. Sono talmente belli e particolari che è un peccato chiuderli nei cassetti… molto meglio in una ciotola trasparente!

lunedì 13 maggio 2013

Il profumo di casa mia... e di Yankee Candle!


Quando si viaggia, quel che manca e che mette nostalgia, è l’odore di casa, ovvero quel particolare insieme di profumi, sentori, fragranze ed aromi che caratterizzano in modo unico le mura domestiche. Può essere odore di caffè, tracce dell’essenza che ci spruzziamo velocemente la mattina poco prima di uscire, il profumo del sapone da bucato che resta sospeso nelle fibre dei vestiti. Anche l’albergo più lussuoso, la stanza più ospitale, non potrà sostituire la nostra casa perché non ne avrà mai la forza olfattiva. Però possiamo provare a rendere meno dura la lontananza…

Per far sì che almeno una piccola parte dell’odore che caratterizza la nostra casa ci accompagnasse nel breve viaggio fatto in Umbria la scorsa settimana, abbiamo deciso di portare con noi, in “vacanza premio” all’agriturismo Antico Casale Urbani di Schettino, la Yankee Candle Paradise Spice.



Qui, nonostante l’ambiente accogliente, le pareti antiche perfettamente ristrutturate, il personale cordialissimo, la Paradise Spice, ebbra di tanta novità, ha tentato di fuggire: la birichina si è nascosta infatti tra le pietre dei viali, si è arrampicata sui cartelli e sulle frecce, ha fatto finta di essere una pietra ed ha chiesto asilo alle piante di olivo. Ha girato per tutto l’agriturismo fermandosi ad ascoltare il rumore dell’acqua che scorreva nei pozzi, ha giocato a nascondino fino a farci sfinire. Ogni tanto si lasciava catturare per poi… scomparire di nuovo!



Solo alla sera, dopo essere stata avvolta dalla nebbia che scendeva dalle montagne ancora imbiancate di neve, stanca della libertà assaporata, si è finalmente fermata per illuminare la scala che portava al soppalco dove abbiamo dormito: e ancora una volta ci ha donato un aroma ricco di serenità. L’odore di casa, pur lontano da casa. In fondo basta così poco per essere felici!




sabato 20 aprile 2013

Reisenthel carrybag... Claudia la porta a Venezia!

“Signora, c’è – ancora! - un pacco per lei!”. Luca, il portiere che mi tiene posta e corrispondenza, è sempre più sorpreso da questo continuo arrivo di scatole e scatolette: purtroppo per lui, non legge Casafacile e non sa che il compito delle family tester è un impegno intenso e continuo! "Ma credo che ci sia un errore: anche se la bolla di spedizione è a suo nome, sul pacco è riportato un indirizzo di Vicenza”. Comincia così, con un piccolo mistero, l’incontro con il nuovo prodotto da testare: la coloratissima carrybag della Reisenthel, nell’allegra fantasia arancio a grandi pois bianchi (il nome ufficiale è “carrot dots”, mai nome fu più azzeccato…), inizialmente destinata alla co-tester Anna (si, lo spedizioniere deve aver fatto un bel po’ di confusione!) e che si rivelerà essere talmente pratica e capiente che… mi accompagnerà anche in viaggio come contenitore di scorta! Ma andiamo con ordine…

La Reisenthel, ditta che ha le sue radici a Gilching, una cittadina della Baviera non lontana da Monaco, produce da ben 40 anni prodotti eleganti, innovativi e di design, che aiutano a rendere piacevole e “fashion” lo shopping e il viaggiare. Borse, sacche, contenitori, trousse, carrelli per la spesa e da 10 anni anche lei, la mitica carrybag, l’evoluzione del cestino di paglia con cui tanti anni fa, ben prima che le buste di plastica invadessero il mondo (inquinandolo!), si facevano acquisti o si trasportavano merci e materiali. Evoluzione si, ma totalmente tecnologica: la Carrybag è fatta di alluminio e di robusto tessuto di poliestere, ovvero leggerezza e resistenza coniugate al massimo livello!


Il modello che mi è stato inviato riesce a contenere fino a 22 litri di capacità e può sopportare fino a 30 chili di peso, comunque ben più di quanto potrei portare io, ed esiste in diverse versioni (anche modello con ruote, borsa frigo, cesto per biciclette) ed addirittura in dimensione formato bambino!. In più, la carrybag è igienica (la stoffa in poliestere – che si stacca dal manico rapidamente grazie ad un ingegnoso sistema di multi-straps in velcro - si può lavare con acqua e detersivo delicato oppure, personalmente testato, con un ciclo veloce di lavatrice a 30°); ha i piedini sul fondo che impediscono il contatto della stoffa con il suolo, una comoda taschina interna chiusa da zip (ideale per riporre denaro e chiavi di casa) ed è declinata in decine di fantasie colorate adatte a tutte le età e ad ogni gusto. E per ottimizzare la spesa, volendo sul sito internet della Reisenthel è possibile trovare anche il cesto di stoffa di ricambio.

Il plus della carrybag? Può essere richiusa fino ad occupare pochi centimetri di spessore: il manico, rivestito di morbida gomma antiscivolo, si ripiega completamente per occupare meno spazio e le 4 aste di plastica rigida che tengono in tensione il cestino si sfilano facilmente: è talmente pratico che viene la voglia di averlo sempre con sé!


Testare la carryBag è stato divertente: andando a fare la spesa al mercato vicino casa mi sono sentita un po’ Cappuccetto Rosso e un po’ la “donzelletta che vien dalla campagna”, ho sorpreso il mio verduraio di fiducia che ha spalancato gli occhi vedendo il cesto (“a signo’, ma che è sta’ bella panierina che se’ porta?”- scusate, ma parla proprio così!) ed ha molto apprezzato la possibilità di mettere frutta e verdura ben ordinate senza il rischio di schiacciare le fragole sotto le mele o i funghi sotto le patate, come talvolta accade con i sacchetti di plastica. Non solo per andare a fare la spesa, però…

Anche se la carrybag nasce come accessorio ecologico per lo shopping (e la sua praticità come contenitore per la spesa è indiscussa), è una cesta poliedrica e trasformista che grazie ai suo colori allegri, al design lineare, alle dimensioni contenute ed agli innumerevoli tessuti in cui viene proposta, può trovare facilmente collocazione in casa come complemento di arredo o pratico contenitore da tenere ben in vista. Quando non la utilizzo in “versione shopper” è perfetta per riporre i tanti gomitoli di lana in attesa di essere crochettati, come ricovero temporaneo per i peluches in cerca di miglior collocazione, come cesta portariviste, oppure per spostare i vasi da un balcone all’altro (senza timori di sporcarla perché si lava!). E’ talmente versatile che si è anche trasformata in cuccia di emergenza per il piccolo Arthur, il cucciolo di Laura!


Quale occasione migliore per testare le doti della carrybag se non il week end che io e Francesco abbiamo trascorso in febbraio alla scoperta di Venezia? Siamo partiti da Roma con il treno e per limitare il peso e l’ingombro dei bagagli abbiamo portato con noi una sola valigia, dove il super-cestino ha facilmente trovato posto.  Leggerissimo, si è rivelato estremamente pratico da portare lungo le calli ed i campielli di Venezia (in dotazione ha una pratica sacca con manici per portarlo quando è chiuso), ci ha accompagnato nei viaggi in vaporetto, ha salito e sceso con noi i tanti ponti e ponticelli, ha fatto il vanitoso passeggiando tra i banchi colorati del mercato di Rialto, si è perso in mezzo ai venditori di pesce ed ha mostrato la sua bellezza in mezzo agli incarti dorati delle cioccolate e dei dolci delle drogherie. Si è reso utile trasportando le indispensabili guide e mappe, le bottiglie di acqua, la frutta ed i panini con cui abbiamo pranzato (cerchiamo sempre – per quanto possibile - di viaggiare low cost!) ed è diventata la star indiscussa delle foto scattate lungo il Canal Grande mentre aspettavamo l’imbarcazione che ci avrebbe accompagnato a Murano per visitare le vetrerie.

Una carrybag giramondo, in grado di contenere in modo sicuro i piccoli acquisti fatti nella città lagunare: biscotti, dolci friabili e due vasetti di vetro.

P.S.: Nel viaggio di ritorno la Carrybag ha trovato facilmente posto nel vano portabagagli del treno e gli acquisti, che avrebbero avuto vita assai breve nella valigia, sono arrivati a casa sani e salvi!

mercoledì 10 aprile 2013

La crostata non si rompe più grazie alla mini teglia!

Solo un commento: eccezionali!

Non ho idea di chi abbia avuto l’intuizione di dividere in due parti la teglia (bordi esterni e parte centrale rotonda,che si solleva con facilità con la sola pressione di un dito), ma immagino che sia stata una donna. Forse un’ingegnera trafelata che non appena termina la giornata di lavoro corre a casa - facendo un rapido slalom tra supermercato, lavanderia, riunioni con i professori e di condominio - per dedicare il resto del suo tempo ai figli, coccolandoli con chiacchiere, racconti e giochi! Una donna impegnata su mille fronti, che tuttavia non rinuncia a mettere “le mani in pasta” per preparare dolci genuini per la merenda e la colazione dei suoi cari e che ha compreso quanto sia importante semplificare i processi di preparazione del cibo per risparmiare tempo prezioso.

Immagino che la mamma ingegnera, dopo aver combattuto per anni lunghe battaglie con le teglie classiche che rendevano a “rischio rottura” le crostate, con un complicato calcolo che ha tenuto conto dei diversi pesi specifici della farina, dello zucchero e della marmellata, nonché delle misure standard di una crostatina monoporzione, avrà proposto l’idea al suo direttore che, poco avvezzo alle arti della cucina, non si sarà reso conto immediatamente della portata storica dell’innovazione: mai più crostate attaccate e facilità totale di lavaggio. Solo dopo un cooking show improvvisato con i prototipi delle teglie (e, soprattutto, dopo che il direttore si sarà sbafato almeno 4 crostatine…), la mini teglia per tartellette avrà avuto l’ok alla produzione!


Sto scherzando, ovviamente… la realtà è che Tescoma ha saputo creare un prodotto diverso, che è quanto di più comodo abbia finora provato per fare crostate: è un dolce facile che mi piace fare, generalmente  viene sempre bene ed ha il vantaggio di poter essere preparato in poco tempo in caso di ospiti improvvisi. Uova, farina, burro, zucchero e confettura. Tutto qui, non serve altro. La crostata si prepara con ingredienti basilari, che si trovano in tutte le case. E se proprio andate di corsissima… nei banchi frigo trovate la pasta frolla già pronta (certo, non sarà proprio come quella fatta in casa ma una volta tanto, in caso di emergenza, si può!).

La confezione contiene 4 piccole teglie antiaderenti, che si lavano anche in lavastoviglie ed occupano poco spazio perché si impilano una dentro l’altra. Si usano come normali teglie e per sformare è sufficiente premere sotto il fondo (magari non fate come me che, per l’impazienza di provare, non ho aspettato che si raffreddassero e… mi sono ustionata un dito!)

Con le mini teglie mono porzione si possono preparare tortine personalizzate secondo i gusti di tutta la famiglia: marmellata, crema spalmabile al cioccolato, crema da guarnire con pinoli o visciole… La mini teglia può essere utilizzata anche per mini quiches salate, piccoli gateau di patate, pie di carne all’inglese. Multifunzione e multi pratica, altrimenti che Tescoma sarebbe, no?


giovedì 4 aprile 2013

Vi piacciono i bagels? Ecco la ricetta di Claudia

I BAGELS DI CLAUDIA
Ho assaggiato per la prima volta i bagels a New York, ed è stato amore al primo morso: un impasto diverso da quello dei semplici panini, morbido dentro e croccante fuori, che si accompagna bene sia con i sapori dolci che con quelli salati. Difficili da trovare in vendita (a meno di non andare nelle caffetterie che offrono prodotti american-style), l’unica alternativa era autoprodurseli. Ogni volta lo stesso problema: quasi tutti in cottura perdevano il caratteristico foro centrale e si trasformavano in semplici panini (il sapore ugualmente buono ma… un bagel ha il buco, altrimenti che bagel è?). Il forma ciambelle di Tescoma è riuscito dove la manualità aveva fallito: bagels più o meno rotondi ma tutti con il loro bravo buco.


Ingredienti: per fare una decina di bagels, io utilizzo 1 cubetto di lievito di birra, 4 cucchiai di zucchero semolato, ½ Kg, di farina (possibilmente per panificazione o manitoba), 4 cucchiai di olio e.v.o., ½ cucchiaino di sale, 1 tazza piccola di latte.

Preparazione: faccio sciogliere il lievito di birra in poca acqua leggermente tiepida. Mescolo la farina con 3 cucchiai di zucchero ed aggiungo il lievito. Mentre impasto (a lungo!), aggiungo pian piano il latte, l’olio ed alla fine il sale fino ad ottenere una palla liscia e non troppo appiccicosa. Spolvero l’impasto con la farina e metto in luogo privo di correnti d’aria a lievitare. Per i bagels che vedete in foto, io ho fatto lievitare per ben 12 ore, rilavorando la pasta ogni 4 ore (ma si può far lievitar anche solo 4-5 ore).

Aiutandomi con un mattarello, ho steso l’impasto e con l’aiuto del forma ciambelle ho ricavato 20 anelli, che ho sovrapposto due a due, facendo lievitare ancora fino a far raddoppiare di volume. Ho quindi riempito con acqua e due cucchiai di zucchero una pentola profonda, portandola ad ebollizione. Aiutandomi con una spatola, ho prelevato un bagel crudo alla volta e l’ho fatto lessare per una decina di secondi, da entrambi i lati, scolandolo e ponendolo su una teglia ricoperta di carta forno riutilizzabile. Una volta scottati in acqua tutti i bagel, li ho spennellati con tuorlo d’uovo sbattuto e li ho ricoperti alcuni con i semi di papavero ed altri con semi di cumino (ma sono buoni anche con semi di sesamo o chicchi di sale grosso). Dopo aver inserito la teglia nel forno, preventivamente scaldato a 220°, li ho lasciati cuocere per 20-25 minuti (dipende dal forno) finché non hanno ottenuto un bel colore dorato.

martedì 2 aprile 2013

Il tagliapasta e la ricetta della tortina torre con fragole

Un incrocio tra Buddy il re delle torte e Maga Magò: ecco come mi sono sentita mentre testavo a più non posso gli attrezzi per pasticceria di Tescoma! Forse più la seconda, lo ammetto… al posto dei pentoloni ribollenti di pozioni magiche, la mia cucina è stata assediata per un paio di settimane da teglie, pentole, nuvole di farina e cascate di zucchero a velo da mescolare con uova fresche di giornata per creare, con un colpo di bacchetta magica, dolci, tortine, crostatine, panini fragranti e cioccolatini golosi…


Quando ho aperto il pacco gigante di Tescoma ho avuto la sensazione di trovarmi davanti ad una matrioska russa (sì, proprio quelle bamboline che, una volta aperte, al loro interno ne contengono un’altra, e poi un’altra, e un’altra ancora…): non finivo più di scartare e leggere le istruzioni ed i suggerimenti, tra un gridolino estatico e uno spalancar di occhi continuo! Ben presto il tavolo del soggiorno è stato ricoperto dal rullo tondoritondo, dal ciambellatore con il buco sicuro, dallo stampo per fare in un colpo solo biscotti in quantità industriali, dalla forma di silicone per cioccolatini numerici (per la prima volta ho amato la matematica: può anche essere dolce, non lo sapevo!)… e poi la pistola spara fiamme per caramellare e da tanti altri “aggeggi” che vi farò scoprire pian piano.

Il vero problema è stato “pianificare la battaglia”: da quale attrezzo comincio la prova? La scelta è stata davvero ardua… ma il tondoritondo mi incuriosiva talmente tanto che non potevo non iniziare da lui!

“Giocare” con il tondoritondo è di una semplicità unica: basta stendere l’impasto (qualsiasi: io ho provato con pasta lievitata per pane, pastafrolla, pasta sfoglia, briseé), quindi appoggiare sul bordo l’attrezzo e ruotarlo premendo leggermente: automaticamente si creeranno tanti cerchi perfetti e tutti uguali, pronti da essere delicatamente staccati ed utilizzati. Riuscite ad immaginarne gli innumerevoli utilizzi? A me vengono in mente i biscotti lasciati semplici o da arricchire con gocce di cioccolato o mandorle, pizzette, basi per mini tortine, gnocchi di semolino, decori in pasta di zucchero per guarnire torte!

 

La prima prova affrontata dal tondoritondo è stata la preparazione delle mini pizzette rosse: nonostante in cottura abbiano perso la forma rotonda (causa pasta poco lavorata, ehm… era tanto che non mi cimentavo con i misteri del lievito), il tempo necessario per farle è stato drasticamente abbattuto a meno della metà rispetto al classico sistema (stendi la pasta, prendi il bicchiere, infarina di tanto in tanto il bordo, fai il primo cerchio, poi, il secondo…). In caso di necessità o di ospiti improvvisi, nulla vieta poi di utilizzare - per velocizzare ancor di più i tempi - una base per pizza già pronta: un po’ di pomodoro, origano, olio e mozzarelline e… l’aperitivo è pronto!

Non ho fatto in tempo ad organizzare il piano di lavoro (la mia cucina è lunga solo tre metri e per recuperare lo spazio per impastare ed intrugliare senza sporcare troppo ho l’abitudine di coprire uno dei lavabi con il tagliere) e ad iniziare che, quatto quatto come un gatto, si è affacciato il Franz: mai, mai!, lasciare incustodita la posizione quando c’è lui nei paraggi… nel giro di dieci secondi sono stata degradata dal ruolo di chef a quello di sciacqua piatti! Fruste, mixer, pentolini, mestoli sono velocemente passati di mano e il pasticcione di casa si è esibito nelle sue (eccelse?!?) capacità!

Quando cucina il Franz è meglio scappare dalla cucina e lasciargli campo libero… non vuole nessuno accanto, perché il genio viene colto da raptus creativi che non ammettono interferenze… Francesco appartiene alla scuola degli sperimentatori, ovvero è capace di stravolgere la più semplice delle ricette con ingredienti improbabili, anche se qualche volta esagera con il mettere la prima spezia che gli capita sottomano, come quando ha messo il rosmarino nella crema pasticcera! Per fortuna questa volta Mr. Chef non ha fatto troppi danni e si è limitato a fare una golosa tortina-torre di fragole che, grazie agli strumenti messi a disposizione dalla Linea Delicia Tescoma, aveva un buon sapore anche se l’aspetto era un po’sbilenco !


La carta forno riutilizzabile di Tescoma si è rivelata lo strumento perfetto per ottenere una cottura omogenea dei dischi di pastafrolla. Questo particolare foglio di materiale antiaderente si riutilizza a lungo semplicemente lavandolo ed evita il rischio che gli alimenti si appiccichino alle teglie. Si usa nel forno fino alla temperatura di 260° (e va anche in microonde) e mi è sembrato un prodotto molto utile e valido, sia per cotture di pasticceria (come in questo caso) che per far dorare cotolette panate o cuocere il pesce arrosto.


Ecco la ricetta della tortina-torre con fragole Francesco:
La tortina di fragole del Franz ha come base quattro cerchi di pastafrolla creati con il tondoritondo e posti a cuocere sulla carta forno riutilizzabile di Tescoma, intervallati da crema (preparata con cottura lenta a bagno-maria utilizzando 1 uovo, ½ bicchiere di latte intero, 1 cucchiaio di maizena ed 1 di zucchero) e ricoperti di panna montata. La torre è stata poi arricchita da fragole fresche guarnite con una ricca gelatina di fragole fatta al momento (facilissima: 200 gr. di fragole tagliare a pezzettini, ½ arancia spremuta, 100 gr. di zucchero semolato, 1 cucchiaino di fruttapec o ½ di agar agar. Far cuocere insieme zucchero, arancia e fragole per 10 minuti, aggiungere l’addensante e far addensare altri 5 minuti e spengere).

Claudia frigge felice... gli ipercalorici donuts!

CIAMBELLE COLORATE (DONUTS? QUASI!)
Qui una premessa è indispensabile: io non friggo (ora posso dire: non friggevo!) dal lontano 2002, quando in un pomeriggio di follia decisi di preparare la parmigiana di melanzane. Odio l’odore dell’olio che invade casa, inizio a sentire dappertutto il tanfo di unto e sono costretta a rilavare, sistematicamente, tende, strofinacci, mobili, suppellettili, mattonelle, piani di cottura, lampadario… insomma, un vero incubo!

Ma, come dicevo in un post precedente, per fare la CF’s family tester qualche sacrificio è richiesto… compreso friggere! L’occasione (la necessità?) nasce con l’arrivo del Forma Ciambelle Tescoma, che sembra proprio fatto apposta per preparare i golosissimi (e ipercalorici!) donuts. Che sono diventati famosi soprattutto per essere i dolci che Homer Simpson, il personaggio dei cartoni animati, mangia in quantità industriali. E buoni lo sono davvero, perché hanno una base di pasta lievitata e fritta a cui si sovrappone una glassa zuccherina che fa venire voglia al solo vederli! Farle utilizzando il forma ciambelle è uno scherzo da ragazzi (anzi, perché non proponete ai vostri figli di farle con voi?).


Ingredienti: la base è ottenuta facendo lievitare 500 gr. di farina (sempre meglio usare il tipo manitoba, più adatta per gli impasti e la lievitazione in quanto con un alto contenuto di glutine) mescolata con un cubetto di lievito di birra sciolto in una tazza di latte tiepido, a cui si aggiungono 2 uova, 100 gr di zucchero semolato, 100 gr. di burro ammorbidito a temperatura ambiente e tagliato a dadini ed un pizzico di sale.

Preparazione: fate lievitare per un paio di ore quindi stendete l’impasto e con l’aiuto del forma ciambelle fate… le ciambelle! In una friggitrice o in una padella scaldate abbondante olio di semi di arachidi (preferibile perché può raggiungere temperature più elevate in quanto ha il “punto di fumo” a 230°) e cuocetevi un paio di ciambelle alla volta, girandole da entrambi i lati fino a farle dorare. Scolatele ed asciugatele su carta assorbente. Una volta fredde, fate sciogliere il cioccolato (fondente, al latte, bianco) a bagno-maria aggiungendo poco burro e, aiutandovi con la pinza in dotazione al forma-ciambelle, tuffate un dolce alla volta, solo da un lato, nella glassa. Prima che la copertura solidifichi, aggiungete zuccherini, caramelline, smarties, granella… Volendo potete anche colorare la cioccolata bianca aggiungendo una o due gocce di colorante alimentare in gel (occhio, che il colorante colora davvero: indossate i guanti e prelevatene una puntina con l’aiuto di uno stecchino).


Attenti a non esagerare: sono talmente golosi che,
con la scusa di assaggiare le diverse glasse,
è normale mangiarne uno dopo l’altro!

lunedì 1 aprile 2013

Con Tescoma le ciambelle escono tutte col buco!

Un vecchio proverbio afferma che non sempre le ciambelle riescono con il buco… no, sbagliato! Grazie ad una nuova invenzione strabiliante da oggi in poi tutte le ciambelle potranno rivendicare il loro foro centrale perfetto esattamente equidistante da ogni punto della circonferenza!

L’apparecchio in questione, semplice e nel contempo altamente sofisticato, costruito nei laboratori ipertecnologici di Tescoma secondo i dettami dell’ingegneria ergonomica e con i migliori materiali plastici in circolazione, è ancora top secret (vi bisbiglio un pettegolezzo… pare che sia stato già inviato in via confidenziale a sette blogger scatenate, tester per conto di CasaFacile e… che si possa trovare nei migliori negozi che vendono articoli per la casa!).


E’ identificato con il nome in codice “FORMA CIAMBELLE”, ma sembra che tutto il team addetto allo sviluppo dell’idea innovativa lo chiami confidenzialmente “il Ciambellatore”. Davanti alla sua potenza ed alla sua tenacia, nessun tipo di impasto avrà più scampo: con un unico gesto, uno dopo l’altro, verranno preparati decine e decine di ciambelle, di krapfen, di biscotti con il buco in mezzo… In grado di sopportare ritmi convulsi di lavoro, il ciambellatore viene consegnato munito di pinza cattura-ciambelle.

Devo essere onesta: all’inizio il forma ciambelle non ha funzionato. Lo utilizzavo con troppa delicatezza, i bordi non tagliavano con precisione ed era necessario ripassare le linee con un coltello per poter prelevare la ciambella dalla sfoglia… Dopo qualche tentativo andato a vuoto, ho capito che il trucco è premere e ruotare contemporaneamente, facendo una leggera torsione del polso: solo così i bordi vengono ben delineati!


Cosa fare con un forma ciambelle se non ciambelle? Ciambelle colorate, ciambelle di pasta frolla dolce da unire due a due con un velo di marmellata o di crema al cioccolato, ciambelle fritte (ebbene si, dopo 11 anni che non lo facevo… ho fritto!) ciambelline salate da aperitivo con sopra semi di papavero, cumino e scaglie di mandorle, canestrelli di pasta di mandorle e… bagels (i panini croccanti di origine polacca poi adottati dalle comunità ebraiche askenazite, perfetti per colazioni con burro e marmellata o per spuntini con formaggio fresco e salmone, che vengono prima lessati nell’acqua dolce per pochi secondi e poi messi a cuocere in forno). Volete invitare Homer Simpson (o, più consigliabile, volete offrire una merenda golosa ai vostri ragazzi)? No problem: con il forma ciambelle anche i doughnuts, i dolcetti fritti e poi glassati in colori psichedelici, non avranno più misteri!

martedì 5 marzo 2013

Yankee Candle, le istruzioni per l'uso di Claudia

Qualche informazione pratica per usare nel modo migliore le Yankee Candles e fruire fino in fondo del loro aroma (ogni giara media ha una durata di circa 65-90 ore): quando diventa troppo lungo, è bene spuntare lo stoppino, lasciandone poco più di mezzo centimetro (serve per evitare che le candele producano fumo), devono sempre essere poggiate su un piattino o una base per evitare che il calore che si irradia dal vetro danneggi mobili e superfici e soprattutto bisogna stare molto attenti a non sollevarle afferrandole dal tappo, per evitare che le giare, molto pesanti, cadano! Quando non le utilizzate, riponetele in un luogo asciutto e non esposto alla luce (altrimenti il colore può sbiadire e l’aroma svanire) ed evitate di lasciarle a temperature elevate (in estate lasciatele in ombra, se possibile). Ovviamente, non lasciate candele accese se ci sono bambini da soli o animali domestici!



Le Yankee Candle creano dipendenza, parola di Claudia

Ancora non ci credo. No, non è possibile.
Ma davvero ho ricevuto il messaggio di Giusi Silighini, il super direttore di CasaFacile, in cui mi chiedeva se - per caso - mi avrebbe fatto piacere fare la CF tester? (Ma stiamo scherzando? Fatto piacere? No, molto di più, e ancora oltre!). La proposta mi ha preso talmente alla sprovvista che – liberi non crederci – la sera tornando a casa dal lavoro ho perfino sbagliato strada… insomma, la notizia mi ha completamente frastornata! E non potevo parlarne con nessuno: la direttiva era chiara: “acqua in bocca con chiunque” fino all’annuncio ufficiale. E di acqua in bocca ne ho tenuta tanta, più di un otre, con tutti, tranne con Francesco, il mio compagno, che mi assisterà, supporterà e sopporterà in questa incredibile esperienza!

Se pensate che fare la CF-tester sia un lavoro di tutto riposo, no, cari i miei lettori, avete sbagliato! “Testare” è un vero impegno, quotidiano e continuo! Dopo nemmeno una settimana dalla nomina “in pectore” sono infatti arrivati i primi prodotti da mettere alla prova. Nientepopodimeno che le mitiche Yankee Candle, le candele profumatissime prodotte nel Massachusetts, Stati Uniti, con la caratteristica di rilasciare profumazioni intense e persistenti perché non vengono usate sostanze artificiali ma soltanto cera, paraffina di qualità, oli essenziali ed estratti naturali. Decisamente la Ferrari delle candele!


Il primo impatto con le Yankee non è stato - purtroppo - dei migliori: la scatola che conteneva le candele deve avere incontrato nel suo lungo percorso Nemo (non il pesciolino.. la perturbazione atlantica!) perché, ahimè, il rumore dei vetri infranti che proveniva dall’interno del pacco non faceva presagire nulla di buono… ben due delle caraffe di vetro che contengono le prestigiose candele erano in frantumi! Oh, no! Ma niente paura, in mio soccorso è arrivato Super Franz che, sprezzante del pericolo e delle schegge di vetro, è riuscito a liberare dai vetri rotti le due povere piccole infortunate. Le due bellissime candele “nude” anche spente hanno subito riempito con i loro gradevoli effluvi tutta casa (la mia abitazione è piccina e non ci vuole molto, ma davvero il loro profumo è inebriante) trasformandola in una serra tropicale. Una candela in ogni stanza e finalmente sono riuscita a fare il giro del mondo… in poco più di 75 mq!!! Ed è stato ancora più bello ricevere la settimana successiva un nuovo pacco con le candele "intere", con i loro bellissimi contenitori di vetro!


Il primo test - brillantemente superato - è stato affrontato dalla candela Black Coconut, forse un po’ inquietante nel suo colore marrone-nero ma che ho particolarmente apprezzato per il suo efficacissimo effetto “anti odori”. Avete idea di quanto fumo produce una bistecca ai ferri se, per la fretta, ci si dimentica di accendere l'aspiratore? E quanto perdura nella casa l’odore di pesce arrosto? E’ bastato accendere lo stoppino, mettere la candela sul tavolo et voilà, dopo meno di venti minuti l'aria di casa è tornata ad essere gradevole!

lunedì 4 marzo 2013

Claudia: nel diario di una viaggiatrice

Mi chiamo Claudia, sono nata e abito a Roma anche se sono incredibilmente orgogliosa delle mie radici in terra di Toscana, dove trascorro le vacanze tra il mare di Maremma e la campagna delle Crete senesi. Nella vita di tutti i giorni sono un funzionario della pubblica amministrazione che ama il suo lavoro, molto impegnativo d interessante ma sicuramente non troppo fantasioso… e nel tempo libero scateno la mia parte più creativa!

Condivido la quotidianità con il mio compagno Francesco, detto Franz per far prima e soprattutto perché entrambi siamo innamorati delle montagne dell’Altoadige/Sudtirolo, dove fuggiamo quando vogliamo staccare da tutto e da tutti. Da quando Laura (la figlia di Francesco) ha lasciato la nostra casa per andare a vivere da sola, abbiamo iniziato a viaggiare - spesso con lo scooter - per andare alla scoperta di realtà turistiche belle ed interessanti, con particolare attenzione ai piccoli borghi caratteristici ricchi di storia, che ci affascinano ogni volta di più nella loro splendida unicità.


E’ proprio da questa passione che è nato il blog “La bussola e il diario” dove, con lo pseudonimo Shanta – che in sanscrito significa calma e serenità, uno stato d’animo che talvolta vorrei davvero possedere! – pubblico racconti di viaggio e resoconti dei luoghi visitati, ricette che affondano le radici nel passato, spunti di creatività, storie, racconti, segnalazioni e commenti su eventi, avvenimenti e notizie di attualità. “La Bussola e il Diario” non è un “travel blog” puro, perché vuole essere una finestra aperta sul mondo, una sfida e uno stimolo a vivere con spirito di avventura e di curiosità. Un blog che mi assomiglia: anche io apprezzo tutto ciò che stimola la fantasia, mi piace pasticciare con carta, colori, stoffe e lane, cucinare (difficilmente seguo le ricette originali: il più delle volte le reinterpreto per renderle mie), leggere riviste e libri: ecco, i libri… oramai in casa ne abbiamo talmente tanti che non sappiamo più dove metterli!

Pur privilegiando l'essere all'apparire, sono appassionata da sempre di arredamento e mi piacciono molto l'arte ed il design italiano degli anni 50-70. La curiosità per l’arredamento risale all’infanzia: spesso disegnavo piantine di case immaginarie e poi provavo a costruirle con i mattoncini Lego, creando l’arredo, scegliendo i colori, le suppellettili… e spesso traevo spunto dalle riviste di arredamento che comperava la mia mamma, tra cui CasaFacile, che credo di aver letto fin dal primo numero uscito in edicola!

Con CF è’ stato amore a prima vista: all’epoca non esisteva alcuna rivista di arredamento tanto “easy”, con soluzioni adatte a case normali. Ancora oggi CF è, tra le tante che acquisto, la mia rivista preferita perché propone idee e suggerimenti semplici e raffinati, suggerisce come migliorare la propria abitazione senza dimenticare che le case della stragrande maggioranza dei suoi lettori sono abitazioni "normali", non ignora che i budget da dedicare alle ristrutturazioni/innovazioni sono limitati e ha un taglio totalmente pratico che spazia dal craft alla cucina, dalle tecniche di bricolage e restauro alle info su indirizzi ed alle segnalazioni delle pagine web più interessanti.

Con la pagina aperta su Facebook, CF ha poi creato un vero e proprio “tavolo permanente di confronto” tra lettrici e redazione dove è possibile discutere, chiedere consigli, scambiare suggerimenti, condividere realizzazioni: una vera culla di solidarietà ed amicizia, non solo virtuale. E’ questo il vero segreto della redazione di CF, credere nelle capacità dei suoi lettori, spronarli a mettersi in gioco in prima persona partecipando ai contest, agli workshop, agli incontri, ai gruppi di lavoro…

Potete quindi ben immaginare la sorpresa e la grande emozione che ho provato quando mi è stato proposto di essere una delle prossime tester di CF… felicità allo stato puro? No, molto, molto di più!